Luce – Analisi di uno scatto #4
15 dicembre 2008 | di Pietro Rocchetta Casadio
In questa puntata analizzeremo come illuminare un oggetto trasparente e le problematiche che derivano dal lavorare con questo tipo di soggetti. Le diverse difficoltà che si generano, necessitano di ancor più consapevolezza su quali conseguenze nascono anche con minimi spostamenti di distanza ed angolazione della luce usata.
Il soggetto dello scatto è un “misera” spazzola rompighiaccio per parabrezza, che si è voluta interpretare in modo possibilmente accattivante, dato poi che il soggetto di per se ha un fascino quasi inesistente. Uno scatto semplice come composizione, ma al tempo stesso ricco di contenuti e quantità di luce, con una disposizione medio complessa delle stesse luci.
Prima di tutto per “complicarsi la vita”, la presenza di trasparenze non è solo quella nel soggetto, ma è stato aggiunto al set del ghiaccio finto per effetti speciali (quello qui usato è del tipo rigido in plexiglass). Lucido e molto riflettente, con facce curve e quindi rivolte in tutte le direzioni. In realtà la sua forma, curva irregolare, crea meno problemi di quello che si immagina. Esso riflette in tutte le direzioni e rischia facilmente di avere zone bruciate, ma anche di riflettere la luce dove non si vuole e possono nascere aloni luminosi in zone opache (non trasparenti) del soggetto. Per questo dosare la luce su di esso è , e ci siamo aiutati, come vedremo qui a seguito, con un pannnelo nero come elemento di parzializzazione.
Trovato il giusto compromesso di brillantezza e trasparenza del ghiaccio, ci troviamo di fronte al problema principale, ovvero il raschietto trasparente. Come renderlo trasparente senza perdita di tono o luminosità dei soggetti retrostanti? Inoltre bisognerà illuminare le zona laterali per non perdere spessore e forma, ed ancora mantenere la sua tridimensionalità senza avere riflessi frontali sullo stesso prodotto. Da tutto questo ne deriva che la posizione perfetta delle luci è vitale allo scatto, ma ancor di più lo è l’angolazione delle stesse. Tutto questo per rispettare i parametri richiesti: tridimensionalità, trasparenza ed assenza di riflessi.
Luci utilizzate
Sul set sono state utilizzate 3 fonti luminose tutte inserite in bank di varia forma e misura a seconda dello scopo a cui sono destinate. Due flash professionali monotorcia (ovvero con generatore incluso nella struttura della lampada flash) muniti di un bank medio grande l’una (1200W max con bank da 90×120cm) e medio piccolo l’altro (1000W max con bank da 40×90cm). Il terzo bank (50×50cm) in alto era munito di una torcia (in questo caso la lampada flash è separata dal controller e dal generatore) pilotata da un potente generatore (2000W max).
Alcuni appunti:
L’acquisto e l’uso di generatori, separati dalle lampade flash, o di monotorce è una scelta che va valutata sotto vari punti di vista.
I flash monotorcia sono generalmente più economici e facili da trasportare, ma anche mediamente meno potenti (da 200W a max 1200/1500W), il loro controller è inserito nella stessa struttura della lampada ed in caso di posizionamento in zone inaccessibili o distanti, si possono avere difficoltà a fare variazioni di intensità, o anche la semplice accensione spegnimento. Avendo poi una struttura unica sono, se di potenza medio alta abbastanza pesanti creando qualche difficoltà se messi in sospensione ad altezze elevate e/o su giraffe. Esistono da tempo in commercio alcuni modelli che permettono il controllo completo o quasi anche in remoto.
I flash con generatore separato, sono decisamente molto più costosi, ma hanno mediamente una potenza più elevata (da 600W, anche a batteria, a oltre 4800W) e la possibilità di aggiungervi lampade specifiche e diverse a seconda dei bisogni (fresnel, anulari, striplight, sticklight, fibre ottiche ecc.), inoltre potete posizionare il generatore vicino a voi e controllarlo più facilmente (anche da computer in alcuni casi, USB o wireless). Nella media hanno una qualità costruttiva migliore, fornendo garanzie al professionista che li userà, e per permettergli un uso più intensivo e continuato senza cedimenti o rallentamenti operativi. Con un generatore si controllano anche più luci in modo asimmetrico e/o simmetrico (inteso come potenza delle lampade controllate). Essendo la struttura lampada a se stante e divisa dalla parte elettronica/elettrica, le stesse lampade sono ideali per creare illuminazioni aeree più leggere, migliorandone l’usabilità e la sicurezza, salvo l’uso di cavi e prolunghe (costosi anch’essi) dedicati. Mediamente permettono di scattare con raffiche più rapide, ma ciò dipende anche dalla potenza impostata in quel momento. Esistono anche generatori alimentabili a batteria.
Schema delle Luci
Per questo lavoro sarebbe bastato come tavolo di appoggio anche quasi un comodino, infatti lo sfondo era un cartoncino fotografico sfumato (bianco>blu) la cui dimensione effettiva era circa 50×50cm. Il blu era dalla parte dello sfondo dietro al soggetto per riempire la trasparenza dietro il plexiglass del raschietto. Mentre la parte bianca era sotto il ghiaccio per per alleggerire eventuali dominanti di colore.
Nota: Data l’inquadratura sarebbero potuti essere usati un piano bianco sotto e blu dietro separati, ma è stato preferito così per ridurre al minimo l’ingombro del set, e comunque la zona sfumata azzurra da un pò di “freddezza” al ghiaccio.
Tornando alle luci vere e proprie (il cui schema ingrandibile con un semplice click lo trovate qui a sinistra), troviamo come luce principale un bank sulla sinistra, 10/15 cm più alto rispetto al piano di lavoro, per meglio ottimizzare la luce sulla trasparenza dell’oggetto e ridurre un po’ l’eventuale riflesso sul tavolone bianco. La luce in questo caso colpisce il soggetto di profilo, ma essendo il bank decisamente più grande del raschietto esso non manca della luminosità necessaria per illuminarlo completamente. La posizione di profilo è anche usata per ingrigire il meno possibile il manico nero opaco del soggetto. Questa luce permette anche di illuminare lo sfondo blu.
Esattamente opposto ad esso è stato posizionato un bank più piccolo e rettangolare (stretto), come controluce, di potenza meno elevata, che aiuta a creare il profilo destro della trasparenza del soggetto.
Passiamo alle luci d’effetto. Il bank quadrato posto sopra a tutto, leggermente arretrato rispetto al set, ha lo scopo unico di illuminare e dare risalto al ghiaccio, tant’è che tramite un apposito pannello nero si scherma l’eventuale luce che andrebbe a colpire il raschietto, lasciando che detto bank colpisca solo il ghiaccio, o parte di esso, fornendo la corretta tridimensionalità e alcune macchie bianche che l’apparenza tipica del ghiaccio vero.
L’ultima luce, è una luce particolare. Infatti non è una fonte di luce vera e propria, ma è uno specchietto che tramite l’angolazione e la posizione riflette in un punto preciso la luce proveniente da un’altra fonte luminosa. Nel caso specifico, questo specchio è stato messo per dirigere la giusta qualità e quantità di luce sulla scritta presente sul manico e non farla sparire data la posizione laterale delle luci utilizzate. In questo modo si salvaguarda il colore nero del manico e nello stesso tempo non si perde la scritta bianca illuminata di riflesso da una luce direzionata e più concentrabile: quella dello specchio appunto.
Nota: L’uso di specchi piccoli e medi (di varie forme e misure) è molto frequente in set di still life. Nei set di medie e grandi dimensioni si usano oltre a pannelli rigidi o pieghevoli (come i roundshot) argentati (ma anche bianchi, dorati e/o colorati) che come specchi riflettono la luce (del sole o di altre fonti luminose) in posizioni e con qualità di luce difficili per altre fonti dirette, in modo rapido e facilmente modificabile scatto dopo scatto.
Per chi volesse approfondire altre situazioni già trattate, andate alle precedenti puntate: #1, #2, #3
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Tag:effetti speciali, flash con generatore, flash monotorcia, ghiaccio finto, specchio
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