Se ne è parlato. Se ne è parlato molto, e ancora si continuerà a parlarne. Si può argomentare la pre-visualizzazione su più livelli. La si può intendere come la capacità di vedere in bianco e nero, o al contrario la possibilità di vedere il mondo a colori, in una dimensione nuova, oppure in qualsiasi altro modo che ognuno ritenga possa essere riconducibile ad un opera di pre-visualizzazione.
Personalmente credo nella pre-visualizzazione come valore, qualità, che il fotografo deve e sottolineo deve, avere o perlomeno cercare di perseguire, appunto come valore.
Chi pensa, che per essere buoni fotografi basti avere una buona macchina fotografica, o chi pensa che il fotografo pro abbia più occasioni e quindi produca immagini migliori è, a mio avviso, completamente fuori strada.
Ma che cosa s’intende allora per valore della pre-visualizzazione.
La fotografia, e ci tengo a sottolinearlo, è quanto più distante si possa immaginare dall’improvvisazione. Per alcuni fotografi e per alcuni lavori, si tratta di un impegno di mesi in qualche caso di anni. Qualche volta senza risultati, altre volte invece l’immagine appare immediatamente, quasi come una freccia che scocca da un arco. (citazione da Lo sguardo appassionato dedicato a Henri Cartier Bresson).
E’ noto, a chi abbia letto qualche scritto di Ansel Adams che l’immagine Clearing Winter Storm impegnò il fotografo per più di vent’anni. L’immagine così fortemente ricercata da Adams non riusciva a restituire la risposta emozionale che il fotografo cercava. Come può il fotografo decidere quale istante fissare sulla pellicola o sensore che sia? E ancora. Come fa a riconoscere quali situazioni sono significative e quali invece non lo sono? Il lavoro la formazione la cultura del fotografo riescono a dare queste risposte. Un vecchio insegnante di fotografia qualche tempo fa mi disse: “la fotografia è cultura….in quanto si fotografa ciò che si conosce. Tutto qui”. Allora da bravo fotoamatore principiante non lo capivo. Ero alla ricerca di chi sa quale alchimia fotografica. Oggi più che mai ritengo importante e fondante questo concetto che peraltro si lega bene al valore della pre-visualizzazione. Un valore che come tale può e non deve essere uguale per tutti. Un valore una qualità che non va assunta come dogma assoluto. E’ un metodo, un modus operandi. Certo decidere di pianificare, costruire un servizio fotografico, può forse essere impegnativo, ma sicuramente la differenza, la distanza, tra una fotografia scattata senza consapevolezza ed una pre-visualizzata sarà evidente anche all’occhio meno attento e non fotograficamente addestrato.
Concludo sintetizzando che la pre-visualizzazione a modo mio é’ una capacità tutta nostra e personale. La mia pre-visualizzazione non sarà uguale a quella di nessun altro perché unica come unico è l’individuo che l’ha generata. Non ci sono formule segrete, abracadabra vari. Ci sei solo tu la tua storia, la tua sensibilità, la tua cultura e il tuo mondo dietro un immagine e qualche volta hai solo un secondo per mettere tutto dentro quell’immagine. Immagina se non l’avessi pre-visualizzata prima. Un cordiale saluto a tutti. Antonino.
Fotografie utilizzate nell’articolo:
- Ansel Adams – Clearing Winter Storm
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