Il ritorno del foto… amatore.

Se mai una volta la famosa (e antipatica..)  auto citazione è diventata necessaria, alla luce di questa segnalazione, questo link appare fatale. Quello che non è ben spiegato nell’articolo e che adesso diventa fondamentale, è la sensazione emotiva di quel 31 luglio..  (la data 21 è un refuso..)
Questa è la mia digitale n.1:

Assos-Foto_by_Andrea_GuerreriSciaguratamente il nome originale è andato perso nei vari casini combinati nei primi archivi.  Vanno però accennati gli eventi di quel giorno. Avevo con me la fida F50, oliata, pulita e corredata di  apposito sacchetto di piombo  per 25 Elite Krome 100 asa.  Avendo già fatto molte foto di Assos negli anni precedenti,  il giorno dell’arrivo (appunto il 31) non erano previsti impegni fotografici.

Accade che un amico mi presta un suo nuovo gadget, appunto la PS30 Canon. La provo scattando qua e la e dopo un po’  mi rendo conto che ho già finito la scheda. Essendo a corredo un dischetto ed un cavo, corro a casa dal fedele Pismo con OSX 10.1.5, inserisco il disco  e prima sorpresa…  si istallano senza problemi un bel mucchio di applicazioni.
Inserisco il cavetto e … seconda mitica sorpresa si apre iPhoto e mi domanda “sono state rilevate 40 immagini in Power Shot 30, importo?” (con il figurina precisa della PS30).

Ho importato, ho scelto “presentazioni”, ho scelto aggiungi musica e 40 minuti dopo aver scattato la prima foto avevo la stessa cosa che di solito facevo 10 giorni dopo essere tornato, ma con la dissolvenza e la musica sincronizzata. Vi risparmio tutto il bla bla bla riguardo ai due fatti  che le presentazioni  sono diventate presto un cult notturno e la magia dei dischetti  per ogni famiglia..

Quello che per me è stata una decisione assolutamente semplice e ovvia il  31.07.2002 alle ore 12.30: mettere in naftalina la F50 e regalare i 25 rollini,  per il 99.9% dei amatori fotografi è stato una specie di trauma (da cui una larghissima parte ancora non si è ripresa). Va annotato che quando tornai dalle vacanze e scrissi l’articolo ero talmente ingarellato che i commenti (che non si vedono più..) feroci e sarcastici mi sorpresero sinceramente. A me sembrava quasi assurdo che il giorno dopo un fiume di gente non andasse a comprare macchinetta e computer. Non c’erano più spese di rollini, non c’era più attesa, non c’erano più sorprese di acidi rifatti, non c’era più l’orrore di pellicole sparite, non c’era più la rottura di coglioni di sistemare le diapositive, di attrezzare la ripresa, di trovare posto per pile di contenitori,  di vedere la gente addormentarsi per non avere la dissolvenza  (effetto lampo sull’iride), di dover proiettare per forza a casa, di dover spendere altri soldi per le copie per amici e parenti.  E soprattutto potevo scattare, scattare scattare a volontà e vedere subito il risultato.

Si ma la qualità? Ma quale qualità maledizione! La maggior parte delle foto venivano stampate 10/15 e alzi la mano chi ha fatto vedere le dia più di due volte…  Chissenefrega se non posso stampare (allora..) un 20/30, i vantaggi erano enormi rispetto a quel problema.  E stiamo parlando di una macchinetta oggi largamente superata da un qualsiasi cellulare.

A me sembrava una tale rivoluzione  che mi immaginavo di essere sceso da un asino e salito su una Bugatti nel 1925.  Ma nonostante la mia assoluta convinzione di una nuova era, andò a finire che si dovettero aspettare due anni prima che la fotografia ufficiale  prese nota che gli utenti erano passati al digitale praticamente sotto il suo naso.

Perchè? Innanzitutto per il classico equivoco analogico/digitale per cui un disco dove si vedono le tracce lasciate da una puntina ed un pezzo di plastica colpito dalla luce DEVE essere meglio di una serie di numeri in qualche maledetta parte di un disco cangiante senza apparente traccia e di un file che non si può ne vedere ne toccare. Gli uomini hanno le mani e gli occhi e le hanno usate con notevoli effetti pratici da almeno 50.000 anni; c’è un rifiuto psicologico e morale  alla circostanza che una foto nel monitor o nel display sia un fantasma che scompare se levi la batteria.

Ma c’è anche un risvolto di tipo vagamente egoistico. La fotografia analogica prevede una abilità raffinata. Il fotogramma è l’archivo finale ed è un’archivo prezioso, colto nell’attimo giusto, con la luce giusta e l’inquadratura giusta.  E le foto analogiche .. costano ed è spiacevole finire il rollino nel momento migliore. Col digitale tutte queste abilità – sebbene utilissime – non sono più fondamentali. E questo rompe parecchio i coglioni a chi ha studiato e si è impegnato magari per decenni..

Non solo. Le macchine… Esse sono state spesso amate più delle mogli (di questi tempi non farebbe più notizia..), agognate, coccolate come parti di se stesso, forse addirittura una estensione dei propri sensi. Un bel giorno arriva un tizio (io..) che dice: signori sorry.. ma fatene un soprammobile e tutti quei giocarelli assolutamente necessari per la qualità potete buttarli.  Mbeh se a me quel famoso giorno mi hanno odiato, l’intera categoria mondiale dei fotoamatori ha fatto finta per anni di non accorgersi di avere un figlio ormai cretino.

Alla fine le case di produzione hanno capito il problema ed hanno rifatto degli oggetti di culto, più belli,  efficienti, con tanti bottoni e tanti menù assolutamente necessari e complicati che solo un appassionato riesce a scattare una foto visibile.
Non solo.. gli hanno salvato gli obiettivi.. che non è poco. La circostanza dei soldini spesi per i nuovi corpi macchina è stata largamente assorbita da un turn over appena più corto del normale. Tutto è tornato come prima con ampia soddisfazione di tutti .. meno della Kodak.

Beh .. non mi è affatto dispiaciuto esserci.

ommenti

  1. Pingback: Anonimo

  2. L’articolo non mi è piaciuto proprio per niente! anche se comincia ad essre datato, ancora è passibile di sonora risposta! naturalmente a costo di apparire retro…grado!

    Semplicemente la fotografia digitale NON è una evoluzione di quella ANALOGICA- CHIMICA, che ha i suoi percorsi nel miglioramento della grana a parità di sensibilità!
    Il digitale è una ulteriore applicazione nell’uso dei computer, come dunque nella musica.

    In entrambi i casi credo proprio che la gente stia rinunciando al piacere della qualità in nome della praticità, la quale, purtroppo per i neonostalgici del digitale, è portata come portabandiera: tanti uomini felici e contentoni di poter rivedere subito la fotina scattata appena qualche secondo fa…scusate, ma se sapete fare una foto, avete bisogno di guardare l’ “immagine”? la spesa per avere un computer che usate per elaborare e falsificare le vostro foto l’avete pur fatta o no? dunque sempre più schiavi di un unico mezzo che sembra onnipotente (computer) e invece del quale si può fare a meno, con risparmio dei consumi e delle radiazioni che danneggiano occhi.
    In nome del modernismo tutti possono sbraitare ma una cosa è certa: la maggior parte della tecnologia digitale domestica è perfettamente inutile per la nostra vita, non migliora la qualità della vita, ci fa perdere un sacco di tempo per manutenzione e cose simili, costa e consuma molto. Meglios arebbe diversificare le cose in maniera che ogni oggetto assolva il suo compito per il quale è stato predisposto: telefonino per telefonare, non pure per internet, cinema e stronzate varie; macchinetta digitale per fotografare e non anche per fare filmati scadenti e rimediati: intanto più mettiamo opzioni su un unico oggetto digitale, più è costoso e più e costosa la riparazione, ma più sembra diventarci indispensabile….certo, ci schiavizza e noi giubilanti pecore di mercato, abbiamo bisogno di questo.
    L’autore del resto forse non ha saputo appassionarte il suo pubblico alle diapositive, forse non ha mai proiettato con una gustosa musica di sottofondo, a volume basso, tale da potergli permettere di commentare sopra in maniera appassionante. Col computer, lo stesso che mi permette dis crivere queste cose del resto lo ammetto, si fa la dissolvenza e la musichetta insieme e non riesce bene alcuna cosa di quella che si vorrebbe fare, tanto la richiesta delle cose fatte bene da parte degli utenti, si è così abbassata a causa di queste sirene digitali, spesso del tutto inutili, che possiamo propinare al pubblico qualsiasi cosa!

    Peccato però; pure il cinema è ancora pellicola, la musica è sempre impressa prima di tutto su nastro magnetico, gli amplificatori sono per forza di cose meccanici, i nastri mini-dv sono quelli ancora garantiscono la qualità migliore. Ma qualcosa si muove: passate le prime sbronze digitali, come i futuristi che si bevevano il cervello ai primi del novecento per le nuove tecnologie, qualcuno sta riprendendo i suoi tempi, il gusto artigiano di fare fotografie con un pizzico di maggiore impegno, su pellicola naturalmente.
    La Polaroid proprio ieri (23 Marzo 2010) ha rimesso in commercio le pellicole istantanee, troppo belle per essere messe da parte da cose fredde e stereotipate come le immagini digitali; Mina il 14 Maggio esce con un vinile nuovo di zecca in trentatré giri dove raccolgie le sue migliori canzoni dalla metà degli anni novanta ad oggi. Insomma, sarà un mercato di nicchia ormai, ma si sta smuovendo non grazie ai semplici nostalgici, ma al riapprezzamento della verà qualità: dopo la sovrabbondanza di gingilli digitali, le persone possono fare un semplice e pacato confronto per capire meglio quello che vogliono e quanto debba durare nel tempo.

    Mi auguro che le cose comincino a cambiare un poco nei porssimi anni.
    Alessandro

  3. Azz.. e chi l’avrebbe detto dopo quasi un eone informatico.. !!
    Sarà il caso che ragguagli il lettore di chi sono io.
    Ho 64 anni ed ho il sospetto che quando mi sviluppavo le foto nel cesso il 90% dei lettori di Tevac non era nato. Ho provato praticamente tutto quello che era possibile provare in analogico, mi sono fatto persino al tornio anelli di allungamento e la stampa in proprio delle invertibili (un incubo..). Non c’è nulla, dagli amplificatori in bassa frequenza ai motori asincroni passando per le radio, antenne, tubi catodici, valvole, schede perforate, i primi IBM che non mi sia passato per le mani (aerei compresi). Io sono nato e cresciuto nell’analogico ma… Io non mi sono avvicinato al digitale con rispetto per una nuova tecnologia.. l’ho agognata nei sogni come una liberazione. Tanto per dire: tramettere le foto digitali su un TV Flat Full HD da 42 pollici da uno qualsiasi scatolotto che accetta HDMI non è molto meglio delle diapositive.. e che uno si domanda quanto eravamo cretini a perdere giornate di tempo (e soldi) appresso a quella tecnologia quasi della pietra. A questo punto mi riservo di scrivere un articolo in proposito…perchè signori di Alessandri ce ne sono un quantità imbarazzante .. e di tutte le età. Gli orfani dell’analogico non sono una curiosità statistica ma un vero e proprio fenomeno sociale di cui se ne deve tener conto a tutti i livelli. ( e non semplicemente fabbricando reflex che somigliano ad una macchina con la pellicola potendole fare di qualsiasi e più comoda forma..)

  4. Bene! mi fa piacere che abbia risposto e che abbia una età “rispettabile” almeno non è il solito ragazzotto imbambolato dalle nuove tecnologie. Ho letto la sua risposta con interesse e riguardo alle sue esperienze non posso che togliermi il cappello: io ho soltanto 31 anni. Solo una cosa: gli “alessandri” sono semplicemente “amatori” di tecnologie che appaiono fuori moda, non fuori tempo, come nel mio caso, oppure potrebbero essere collezionisti che alimentano un fiorente mercato dell’usato, e questo non è il mio caso, in quanto le mie apparecchaiture le faccio “muovere” con mio personale piacere. Gli “alessandri” usano queste tecnologie di “nicchia” anche per andare controcorrente e spostarsi dalla massa, il che non li rende, generalmente beninteso, degli snob diffidenti o chiusi alle novità.
    Ribadisco invece che la ridondanza tecnologica degli aggeggi digitali è perfettamente inutile perché toglie il nostro tempo alla capacità manuale di sperimentare e di allargarsi il cervello. Il suo non credo proprio che fosse tempo “perso”, ma tempo valorizzato, anche mio zio si divertiva a smontare e rimontare, o costruire nuove apparecchiature radio: ora un programma software può dare l’illusione di fare tutto lui, a noi non resta che pigiare tasti, il che ci addormenta il cervello, mentre ciò che lei faceva le ha permesso di acquisire delle conoscenze ed impiegare il tempo per allenare la mente. Ha mai sentito che si fa ancora fotografia col “foro stenopeico”? non significa essere retrogradi, come vorrebbero alcuni patetici modernisti, ma semplicemente utilizzare una tecnica che è ormai una forma d’arte per ottenere foto quasi pittoriche: mi domando perché rinunciare a queste “novità” che producono effetti unici. Occorrerebbe più rispetto per le tecniche manuali e occorrerebbe non associare al moderno e alla moda solo la tecnologia digitale, ché si opera una limitazione ottusa delle capacità dell’uomo. E poi ribadisco, il concetto di qualità è quello che restituiscono i metodi chimici e analogici, al digitale si associa la quantità e la trasferibilità e lì fa la differenza.
    Del resto, molti come lei, che passano ad una certa età al digitale, sembrano esaltati e pronti a rinnegare meglio di altri le tecnolgie precedenti: non è che quelle tecnologie richiedono una mente più allenata e un fisico più allenato ed è quindi solo una scusa per il tempo che passa? perché è più stimolante ed affascinante provare tecniche manuali e chimiche? ma per correre appresso a questi stimoli non è che occorre avere una età più verde o comunque sentirsela dentro pur essendo più maturi? non è che lei insomma ha per caso gettato la spugna? come fa a dire che eravate cretini se prima c’era solo quello? mistero dei misteri…ha imparato più cose lei in quel periodo di quante ne può imparare oggi coi bit, flat, byta etc etc. ovviamente se non è d’accordo, e non lo sarà, mi delucidi e delucidi tutti gli alessandri e i non alessandri che sono curiosi di ascoltare. Io amo comunque le cose semplici, comprensibili, immediate, che t’impeganno con interesse e così via; facilmente, con la tecnologia digitale, si confonde il fine col semplice mezzo, ma di questo parlerò poi.
    Ad ogni modo non sottovaluti questo fenomeno sociale degli “alessandri”, di gente che in fondo comincia ad averne piene le pale edi essere bombardata da un mercato di gingilli poco utili e che durano veramente poco, ad uso e consumo delle tasche dei consumatori.
    Forza che le cose si smuoveranno!

    Alessandro

  5. Qualche tempo fa scrissi una cosa (che non posso linkare causa noti problemi di Tevac Storico) Che si chiamava “meno male che Tevac è uno stile” dove in pratica dichiaravo che il sito che allora si occupava solo delle “macchine” Mac sarebbe presto morto come tale, per assumere altre altre inaudite sembianze, tipo occuparsi di giocattoli e poi della Rete Proprietaria. Allora scrissi proprio cosi. Ti devo dire che successe? E’ un peccato che comunque non si possano leggere i commenti.. ed è un peccato che non trovo la discussione in Forum finita con il solito blocco. La gente (e specialmente i moderatori ma non Roberto che ha sempre assistito informalmente), mi hanno odiato e disprezzato. Quella allora era una specie di bestemmia. Come è andata a finire, persino prima di quanto avevo previsto? Che tutti, e giustamente anche Tevac, si occupano in massima parte di sofisticati giocattoli tipo (orrore) di un telefono che fa fotografie, e ed uscito l’iPad, che altri non è che la rappresentazione hardware del cloud computing.
    Non c’è speranza Alessandro. Non c’è più nessuno che sa scavare un pozzo con il piccone e diversi tipi di terra. Non c’è più nessun giovane che sa usare una madrevite, che sa fare a mano un mancorrente curvo in noce nostrano, che sa rifare a mano un trasformatore di Uscita Fischer con cavi a nastro..Potrei continuare per altri cento mestieri finiti non molto tempo fa, per non parlare di mio nipote che non troverà una straccio di donna che gli saprà fare le tagliatelle all’uovo in casa. Funziona cosi. Mi dispiace.. ma faresti bene a rassegnarti e sfruttare le potenzialità delle nuove tecnologie. Approposito .. sarò stato sficato ma non conosco uno solo della mia età che la pensa come me.. temo persino fra gli addetti ai lavori. Sempre a proposito .. leggi “a proposito” un mio recente commentino
    http://bareden.sytes.net/non-tutte-le-ciambelle
    Quello che dal 2002 mi lascia sempre più stupefatto che ci sono miliardi di persone che si lasciano trasportare passivamente in una nuova era senza che se ne siano resi conto, che forse qualche milione ci lavora professionalmente senza capirne l’enormità delle prospettive e qualche migliaio che la sviluppa continuamente per nuovi utilizzi senza minimamente accorgersi che dietro c’è il vuoto. E’ l’era digitale.

  6. A me l’analogico non è mai piaciuto. Non ho mai avuto la voglia e il posto per allestire una camera oscura in casa e mi servivo dei laboratori. Per me analogico equivaleva a dia rigate, telaietti montati al contrario e o-ring da cambiare periodicamente al proiettore. E non solo nei periodi affollati post ferie. Una domanda che mi ponevo ogni volta che mi recavo a sviluppare rulli di costose dia usati su costose fotocamere con costosi obiettivi era: ma il tipo che porta l’usa e getta sviluppa dove sviluppo io? i conti non tornano. Per questo il digitale l’ho vissuto come una liberazione, è raro che nel processo di sviluppo del file rigo l’immagine e se proprio quel giorno sono distratto e la rigo la risistemo con apposito programma. Posso distrattamente perderla ma con due backup giornalieri sono tranquillo. Evviva il digitale! la foto non è più fine a se stessa ma un tramite verso l’immagine finale, è creta malleabile è pongo colorato da elaborare. La forma finale può assumere tratti completamente differenti da quelli iniziali e a volte si mischia con le parole. Digitale uguale libertà creativa, è come togliersi di dosso l’armatura di messer l’Ancillotto. L’unico neo in tutto questo è il feticismo verso lo strumento, presente sia in era analogica sia in digitale. Quando riesco a starne fuori i risultati sono ben diversi perché mi dedico completamente all’atto finale e non ai preliminari, da non scartare comunque a priori soprattutto in altre situazioni. E’ un percorso, una crescita e non si arriva mai. Non rinnego il periodo analogico e ringrazio che non c’era internet e non c’erano i forum altrimenti ora sarei immagine e somiglianza di qualche nick anonimo. Evviva il digitale! inteso come espansione del proprio essere.

  7. Ma la vera essenza delle mie risposte in effetti è un po’ OffTopic rispetto al contenuto dell’articolo originale. Qui non si tratta più di Analogico vs Digitale Fotografico. La faccenda ha preso ben altre pieghe. Se riesco a uscire da una micidiale influenza e febbre vorrei scrivere un articolino . Anche perchè … accidenti quanto è bello questo nuovo Tevac Photo. Devo dire che non mi hanno mai convinto le ristrutturazioni del sito come formula rivitalizzante.. ma stavolta Robertino ha fatto un lavoro magnifico …

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