La fotografia aiuta a pensare, intrecciare storie, mettere in relazione indizi…… che vita scorre in quegli esseri umani…. quali gioie, memorie o dolori si sono svolti nei luoghi fissati da quelle foto.
Tratto da – Fotografia come terapia – di Anna D’Elia – Casa Editrice Maltemi.
Ho tra le mani una vecchia fotografia comprata ad uno dei tanti mercatini di cose usate. Quelle, per capirci, 5 foto a 3 €, e mentre guardo quell’immagine lampi di luce squarciano il buio della mia mente. La marea dei ricordi comincia a scendere, i sapori e i profumi di quell’aria di mare, ricca di pesce fritto, fanno da stimolo alla mia memoria.
Ora ricordo. Era l’estate del 1998. All’epoca avevo una Nikon FM2 New, con il cinquantino 1,8 di serie. E’ facile ricordare determinati periodi associandoli alle mie amate macchine fotografiche.
Mi trovavo in una località marina della mia Regione. Quella sera il centro storico s’era affollato. Le sarde fritte avevano fatto da componente a quell’aggregazione di genti. Passeggiando tra le bancarelle lungo il vecchio porto la mia attenzione è caduta su di una scatola di scarpe piena zeppa di fotografie.Il pensiero è subito risalito a quel gesto, del fotografo che ritraeva quell’immagine che consegnava quella coppia alla storia. Due persone comuni, un uomo una donna, lei seduta su di una poltrona, lui al suo fianco sulla sinistra. Lo sguardo fiero, il baffone da inizio secolo, gli abiti, gli arredi, la stampa su cartoncino grosso, l’ovale a racchiudere, incorniciare i due, mi fanno pensare che quella foto potrà avere almeno più di cinquant’anni.
Oggi mentre mi accingo a scrivere questo nuovo articolo e lascio i contenuti tecnici a riposare, mi torna alla mente la sensazione poc’anzi descritta. I pensieri che seguono sono le riflessioni tratte da quell’immagine.

Prima ancora di diventare specialistica la fotografia nasce come strumento di documentazione illustrazione. E’ a tutti noto che più che per finalità artistiche, J. N. Niepce con l’immagine - Vista della camera a Le Gras, 1826 – avesse speranze documentaristiche.
La tecnica che si affinò rapidamente attorno al 1840, denominata - dagherrotipia – ottenne un immediato successo, permettendo di riprodurre fedelmente l’ambiente circostante.
Con l’affinarsi del procedimento e con l’introduzione di di obiettivi luminosi arrivarono i ritratti e qualche accennato di fotogiornalismo.
Salto temporale. Maggio 2009. Con mia grande meraviglia le genti, le persone, ancora fotografano per ricordare. Senza pretese che ciò che scattano sia un capolavoro di tecnica e arte fusi assieme. Lo fanno e basta anche se, quando incontrano un fotoamatore evoluto magari gli dicono:” scusa me la faresti una foto tu con la tua macchina che sicuramente viene meglio?”.
Mah! Ho qualche dubbio.
Per anni la fotografia italiana era costituita da fotoamatori, quelli che, per intenderci, avevano iniziato a fotografare i parenti, il nonno i fratelli o la morosa. Solo dopo si sono accorti che erano diventati fotoamatori.
E allora un invito a tutti i fotografi della domenica. Continuate a scattare, ad archiviare le vostre immagini. Attraverso di esse sarà possibile ricostruire la vostra e la nostra storia, non lascete le foto sugli hard disk. Un immagine, quell’immagine di inizio racconto è stata capace di attraversare un secolo ed arrivare fino a noi per poter guardare con i nostri occhi il secolo scorso.
Ho finito. Spero di non avervi annoiato. Mi corre l’obbligo di ringraziare la nostra amica Silvia che ha fissato l’emozione, mia e di mia moglie Cristina, di quel primo giro con la moto nuova. Certo non sarà un immagine universalmente riconosciuta, perchè appartiene al personale, ma forse quell’emozione accomuna più persone e questo la solleva di rango e la rende universalmente riconosciuta almeno nel sentimento.
Cordiali saluti a tutti. Antonino.
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