Arles, 40 anni di incontri e di grande fotografia

Arles_2009Nella mia giovinezza, fotografica e anagrafica, non c’era fotoamatore, fotoclub e rivista del settore che non guardasse ad Arles come un punto di riferimento per la fotografia con la F maiuscola, in Europa e nel mondo. Ci si preparava mesi prima, e se ne discuteva per mesi dopo.

Gli incontri di Arles, ridente cittadina francese, festeggiano i 40 anni e non li dimostrano. Certo hanno perso magari quello smalto pionieristico dei primi anni, vuoi anche perché la comunicazione e le possibilità di confronto sono molto cambiate nel frattempo, ma a giudicare dai programmi e dai reportage delle ultime edizioni lo spirito che vi si respira non dovrebbe essere molto diverso da quei tempi in cui tutto era analogico, anche il pensiero. Basta solo codificarlo con il linguaggio e le tempistiche dei nostri giorni.

Dal 7 luglio prossimo, e fino al 13 settembre, Arles ritorna di nuovo a respirare di fotografia, per la quarantesima volta. Dopo un periodo che sembrava dovesse quasi scomparire, gli organizzatori sono riusciti a dare alla manifestazione la giusta collocazione, guardando alla fotografia attuale e soprattutto al modo di fare e parlare di fotografia di oggi, senza perdere i collegamenti con il passato.

Più ci penso e più mi piacerebbe tornarci, sarebbero 30 anni giusti dall’ultima volta, e chissà, fino a settembre c’è tempo…

Link: Les Rencontres d’Arles 2009.

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3 Risposte a “Arles, 40 anni di incontri e di grande fotografia”

  1. GRUPPO SINESTETICO scrive:

    40 Ans de rencontres 2009
    ”Les Rencontres Arles Photographie” Arles (Francia)
    dal 7 luglio al 12 settembre 2009
    In questo Festival Internazionale di Fotografia , ”Les Rencontres Arles Photographie” il principale interesse è la fotografia, sia digitale o analogica, o con differenti mezzi di espressione . Il mezzo più frequente per rappresentare le opere è sicuramente la carta, ma anche alluminio, cartone , forex , ecc , diverse le dimensioni e tecniche tra tante anche il “collage”, ma anche proiezioni video sia pubbliche che in luoghi privati , ambientate con musica di sottofondo. Oppure ritocchi in photoshop, trasformando un lavoro di fotografia in un’opera multidisciplinaria. Ma la cosa più interessante è la varietà delle tematiche ,abbordate da tanto diverse ottiche di nazionalità , possono trovarsi: Scene di vita urbana, sempre nell’urbanistica architetture di diversi luoghi del pianeta, la moda, i ritratti, i paesaggi , la vita di gruppo sociale ,scene di vita privata , paesaggi soleggiati, l’omosessualità, la prostituzione, la tossicodipendenza, la guerra in Europa e altrove nel mondo, la povertà nei sobborghi di New York, lo sport, la vita nei paesi africani, l’inquinamento, la politica, per menzionare alcuni, sono parte dei temi favoriti della fotografia contemporanea che oggigiorno circola nel mercato dell’arte e che, fraternità, l’uguaglianza e la libertà sembra siano i temi preferiti dai fotografi. La parte del Leone in questo festival lo fa sicuramente Nan Goldin , la quale presenta all’interno del Festival di Fotografia la sua ricerca artistica da sempre incentrata sul suo vissuto privato e su quello delle persone a lei più vicine.Una storia che passa dalla vita borghese di una famiglia bostoniana all’underground della New York degli anni 80, dove Nan formerà una nuova famiglia allargata composta da personaggi dalle esistenze difficili, ma lei preferisce immergersi in un’ambiente in cui la verità, per quanto dolorosa, scandalosa, viene mostrata anziché nascosta. Nelle sue foto le persone si mostrano per quello che sono con tutte le debolezze, i vizi, le sregolatezze. Condivide le sue esperienze più intime attraverso immagini spesso molto dure e dirette che ci mostrano la vita che tutti facciamo finta che non esista: malati terminali di aids, scene di violenza domestica o familiare , l’universo del travestimento, cliniche per la disintossicazione dalle droghe. La forte dimensione fisica-carnale delle immagini anche se molto esplicita, ci permette di entrare in contatto con la vita di queste persone, di sentirne quasi gli odori (sinestetico) , ma l’attenzione è rivolta a cogliere nei loro gesti, nei loro sguardi, nei loro amplessi, la natura del legame che li unisce. Molto interessante l’installazione e video immagini che propone all’interno di una chiesa gotica sconsacrata nel centro cittadino di Arles , un legame complesso fatto di luce e di ombra, di gioia,di morbosità e dipendenza che descrive l’amore nelle sue esperienze vissute nella sua vita d’artista e in quella familiare. Celebrato con 80 immagini (all’Eglise Sainte-Anne fino al 30 agosto) Willy Ronis è al centro di una restrospettiva che raccoglie gli scatti che più hanno segnato il suo percorso. Nato nel 1910 a Parigi . Interessante sono i lavori fotografici soprattutto le sue sequenze , del fotografo Duane Michals , così pure le foto dei grandi ritratti di Brian Griffin e di Yury Toroptsov , o quelle del fotografo Ken Damy a la Roquette e al Parc des Ateliers , ex capannoni deposito e di ristrutturazione delle vecchie ferrovie francesi , interessante complesso di architettura industriale dei primi novecento , spazio molto simile al nostro Arsenale veneziano. In questi spazi oltre alla fotografia , erano organizzate delle proiezioni fotografiche durante la notte “delle proiezioni” tra cui anche il video di Nan Goldin “the ballade of sexsual dependency” . Altra artista donna di particolare interesse è la giovane fotografa slovacca di grande talento Magda Stanova ,con le sue (Dan l’ombres de la photographie). Sempre negli spazi al Parc des Ateliers una particolare e provocatoria installazione del fotografo svizzero Renè Burì ,la sua installazione costringeva il publico a una visione delle sue fotografie (b.n.) , in un box nero e completamente al buio , quindi per visualizzare le opere ci si doveva improvvisare con fonti luminose , quali telefonini , pile , ecc. Nel nostro percorso di visita alle varie mostre nel centro della cittadina di Arles , si può ben capire perché Van Gogh abbia scelto di soggiornare in questi luoghi per così parecchio tempo , per questa particolare luce per la storicità di questa bellissima città (di fondazione romana) , che in questi ultimi quarant’anni ha concentrato un così splendido festival e una così alta presenza di artisti e di fotografi . Dal 7 di Luglio al 13 settembre, Arles ed i suoi abitanti si preparano per accogliere 66 esposizioni tra le sue strette strade, cinema, sale audiovisive, caffè, ristoranti, gallerie e centri culturali con cento artisti fotografi, galeristi, cineasti, curatori, critici e collezionisti, giornalisti , principalmente della Francia, ma anche di differenti parti del mondo , pronti a carpire documentazione di un così importante evento fotografico , tra questi anche il Gruppo Sinestetico (Albertin , Sassu , Scordo) che ha vissuto direttamente i primi sette giorni di inaugurazioni accreditati per Literary.

  2. sandroiovine scrive:

    Goditi la mostra commemorativa del quarantennale, un garbato tuffo nel passato quasi ben fatto


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