Scusate la banalità del titolo ma volendo parlare di fotografia e carnevale la similitudine con il vecchio detto – a carnevale ogni scherzo vale – era troppo forte.
Nel 1094 D. C. un documento a firma del Doge Falier nel citare i divertimenti pubblici usa il termine Carnevale. Bisognò attendere ben 200 anni dopo perché al carnevale fosse attribuito il giorno di festa quale giornata prima del giorno di quaresima.E la tradizione si ripete. Questa’anno dal 14 al 24 febbraio, ultimo di carnevale, ovvero martedì grasso, nella città di Venezia si rinnova la tradizione. In questo periodo le calli, – le vie della città lagunare – i campi, – le piazze – tra i sestrieri – i quartieri di Venezia – e la Piazza, – a Venezia la Piazza é solo quella di San Marco, – si riempiono di una moltitudine di colori etnie tutte alla ricerca del divertimento e della spensieratezza.
La tradizione della festa di carnevale intesa come festa popolare. La maschera e il costume potevano celare l’identità, il sesso la classe sociale, la religione conferendo al mascherato nuova identità nuove idee e nuovi modi di fare. Il carnevale come travestimento operato dall’ insieme delle genti ha prodotto nella città Veneta, fin dalla sua introduzione il fiorire di un artigianato, i mascherieri, finalizzato alla realizzazione di maschere per la festa.
Argilla, cartapesta, poi finemente arricchiti di disegni, ricami, perline, piumaggi, completavano l’opera.La maschera più antica della tradizione Veneziana è sicuramente la Bauta o Bautta. Una maschera che oggi potremmo definire unisex in quanto indossata indipendentemente sia da uomini che dalle donne è formata da una caratteristica maschera bianca chiamata larva sotto ad un cappello nero a forma di tricorno e completata da un mantello nero chiamato tabarro.
Ai tempi della Serenissima la maschera non era indossata solamente durante la festa ma era utilizzata anche durante tutto l’anno. Era infatti consentita durante le manifestazioni più importanti, durante i banchetti o nelle celebrazioni principali della Serenissima. Era indossata durante il periodo dell’ascensione quando il Doge saliva sul Bucintoro (galea di stato) o durante il volo della colombina quando un volatile di legno faceva cadere sulla folla una pioggia di fiori. Era altresì indossata, ad esempio, dai nobili decaduti che la usavano per chiedere l’elemosina in strada, o alle donne sposate era imposta per recarsi a teatro. Raggiunto il suo massimo nel ‘700 il carnevale veneziano ha ripreso negli anni ‘80 la sua centenaria memoria.
E’ così che nei giorni della celebrazione Venezia ritorna ad essere la città del settecento ed è così che passeggiando ci può capitare di incontrare il Casanova, o di scorgere una nobile dama insidiata da Pantalone, o ancora di vedere Carlo Goldoni aggirarsi tra i campi e le calli in un’ insanabile irrequietezza, tipica della commedia Goldoniana.
Comunque la vogliate vedere o intendere l’esperienza del Carnevale Veneziano è un’ esperienza unica, ineguagliabile. Ogni minuto ogni secondo è un film che si rinnova davanti ai nostri occhi. Una esperienza visiva emozionante e disponibile lì davanti a noi e al nostro occhio fotografico.
Cordiali saluti e buone fotografie a tutti. Antonino.
Le fotografie utilizzate nell’articolo:
1.2.3. A.Lardo
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