Professione Fotografo - La decadenza? (Parte IV)
5 Settembre 2008, articolo di Pietro Rocchetta Casadio
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Nel tempo trascorso dall’originale stesura di questo articolo ho visto tante occasioni riferibili a questi discorsi succedermi intorno, direttamente o in rapporto di collaborazione con colleghi e mi hanno ricordato che la strada da fare è molta.Mi sono anche accorto del consenso, ulteriore e rafforzato, di vari colleghi che hanno letto le precedenti puntate (le trovate qui: Parte I, Parte II e Parte III); soprattutto però apprezzo i tanti i gesti ed i contatti di stima per aver parlato forse anche per loro.
Quindi ecco la quarta ed l’ultima puntata di questo articolo, pesante, forse, ma il più possibile sincero e realistico, la cui unica mira è quella di portare a galla costumi e malcostumi della professione del fotografo.
Giusta Retribuzione
Questo è un tema importante, sicuramente il più importante, perché è quello che ha maggiormente condizionato la decadenza in questa professione. Negli anni su questo caldo argomento ho intrapreso spesso lunghi dialoghi, ma anche forti scontri, sovente davanti a situazioni incredibili o al limite della “deficienza”, proverò quindi a sintetizzare, per non farvi perdere in altre bibliche divagazioni.
Innanzi tutto un’unica certezza deve entrarvi in testa, e come un verbo unico va sempre tenuto a mente: siete professionisti fotografi e come tali andate pagati, sempre.
Con questo non intendo che vi devono dare generalmente dei soldi per le vostre commesse di foto, questo lo intendo come sottinteso, se non fosse così, ovvero se fate foto gratuitamente per chi da esse ci ricaverà denaro, siete della persone professionalmente da evitare e di cui io penso, indipendentemente dalla bravura fotografica, non meritiate di fare questa professione e nemmeno di essere pensati come tali.
Con la mia affermazione precedente “siete professionisti e come tali andate pagati, sempre” intendo invece che dovete farvi pagare quello che valete e valgono davvero le foto fatte. Mai quello che credete sia il massimo che un cliente sia disposto a pagare per le vostre immagini; non mettetevi mai a fare i conti in tasca del cliente, ma semplicemente siete realistici, date una stima al vostro servizio fotografico liberamente, senza pensare a chi avete davanti (piccola, media o grande realtà che sia), a cui aggiungere sempre un valore sui diritti di uso e d’utilizzo, riferiti allo scopo ed ai diritti rilasciati sulle immagini che avete o andrete a creare.
Infatti mai dimenticare che oltre al lavoro, vi dovranno essere retribuiti di volta in volta i diritti d’uso e d’utilizzo delle stesse immagini, che riguardano i vostri diritti d’autore e l’importanza commerciale che esse prenderanno nello situazione in cui saranno usate (giornali, riviste, pubblicazioni, pubblicità, immagini a scopo privato ecc.).
Parlando di livello del fotografo, dei varie tipi di realizzazioni fotografiche e di tariffe reali, dovrete tenere conto di differenze sostanziali tra i prezzi di quanto sarà il giusto compenso, e sicuramente saranno molto differenti tra voi, uno meno bravo ed uno più bravo. Anche se il Garante della Concorrenza non ama che si forniscano tariffe (…), la tariffa minima che un fotografo base dovrebbe chiedere, io stimo sia di 80€/h… Ma si parla di prezzi per fotografi di livello molto base, ma sempre professionisti, senza tenere in considerazione del tipo di immagini da realizzare, che chi é molto esperto chiederà di più e che certe complicazioni creano rialzi anche notevoli. Ultimamente poi, ho visto e sentito cose molto differenti su tariffe, da 600€ a 150.000€ al giorno (sì, centocinquantamila), di solo fotografo tutto il resto escluso (esclusi quindi assistenti, attrezzature, spostamenti, spese extra e di alloggio…), o su prestazioni, o su richieste e concessioni da parte di fotografi e clienti (contratti minimi triennali firmati e con penali per entrambe le parti), per cui valutate attentamente i vostri preventivi e consuntivi, e non abbiate paura, passeranno nelle mani dei clienti in modo meno problematico di quel che credete, presupposto che siete stati onesti e se avete fatto il lavoro come andava fatto.
A seguito riporto ancora spunti da situazioni realmente accadute e da evitare:
a. Mai dare corda a confronti davanti al cliente sulla differenza di costi richiesti da voi o da un collega. Voi valete quella cifra, altrimenti non sareste stati interpellati, e se non sì è disposti a pagarla quella cifra vuol dire che il cliente preferisce un risultato incerto alle certezze professionali che voi fornite; infatti chi fornisce lavori a costo inadeguato é un professionista che si svende perché non è in grado di fornire un servizio all’altezza della situazione. Se vi si mette in dubbio a suon di preventivi al ribasso, il problema non è vostro, infatti voi non siete degli sciacalli, ma fotografi professionisti. Mettervi in gioco al ribasso significa non solo perdere soldi, ma anche farvi scendere di livello in un’ipotetica scala di qualità professionale. Vi mettereste a confronto con gente meno brava di voi e quindi su scale di valori inferiori. Questo presupponendo che voi abbiate un’idea di quanto siete e se lo siete più bravi di altri.
b. “Il tuo cachet è caro”… Frase sentita poco tempo fa da un committente. Ma chi spiega al nostro fornitore di attrezzature che il tuo committente ti definisce “caro”, per cui faticherai a pagare la rata per il finanziamento necessario al corredo fotografico adeguato a realizzare il servizio richiesto dallo stesso committente? Questo lavoro ha elevati costi e quindi va retribuito di conseguenza. All’occorrenza provate a dare in mano a questi increduli un listino di attrezzatura e chiedetegli perché Nikon, Canon, Hasselblad, Profoto, Apple, Adobe sono così care con voi.
c. Ogni professionista può decidere di realizzare un suo progetto creativo a proprie spese, ma esso è principalmente per se stesso o per ingrandire il proprio portfolio, non per eventuali realtà che potrebbero ricavare guadagni con quel dato lavoro, senza retribuirlo in alcun modo. Nel caso una retribuzione, anche minima o pure simbolica, va comunque pattuita.
d. Cancellate l’idea di lavorare gratis ora perché poi verreste successivamente pagati per altre commesse, oppure di lavorare gratis perché è un lavoro “secondario” (sarà comunque una responsabilità a vostro carico), perché voi di solito “fotografate altro”, o perché si presenta come un amico (un’amico che vi chiede di lavorare gratis non è vostro amico). Ogni lavoro va pagato il suo prezzo, ed facendo questo eviterete il nascere o il proliferare di parassiti intorno a Voi ed a questa professione.
e. Il fotografo è un’artista… È vero. Ma dimenticatelo quando dovete farvi pagare, voi siete nel caso solo dei professionisti. Un’artista pensa che i soldi “non siano” il motivo reale del suo impegno fotografico, ma senza quei soldi che vi spettano, non manterrete mai questa professione. Non abbiate paura di chiederli, nessun committente avrebbe remore a chiederveli per loro prestazioni professionali a vostro carico.
C’era una pubblicità, di non ricordo cosa, che aveva come slogan “perché voi valete”, non trovo frase più azzeccata di questa per concludere questo lungo articolo ed augurarmi che se ne sia capito spirito e motivazioni, nonché sia servito per aprire gli occhi su certe dinamiche decadenti che andrebbero cancellate da questa bellissima professione.
Grazie e buone foto.
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