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Professione Fotografo - La decadenza? (Parte II)

21 Luglio 2008, articolo di Pietro Rocchetta Casadio 

BassistaEd eccoci alla seconda parte del articolo “la decadenza?“. Proseguo nel mio tentativo di aprirvi gli occhi, per fare meglio questo mestiere, parlandovi di quanto valore ha la professionalità, scoprendo quanto siete realmente professionisti.

Professionalità

Ma come - penserete -, se fai il professionista hai per forza la professionalità?
Ed io vi chiedo allora: Cosa intendete Voi per professionalità di un fotografo?
Mentre aspetto anche la vostra risposta, commentando questo articolo nel forum, vi dico cosa intendo io.
La professionalità non è quella di avere l’ultima attrezzatura ipertecnologica highend disponibile sul mercato, o il dire “io ho fatto…” e “io so fare…”, ma è quella di poter garantire il risultato, consapevoli del perché si sta facendo una scelta stilistica o tecnica e soprattutto avendo chiara davanti la metà, infatti è essenziale il sapere che foto vogliamo ottenere.
La professionalità è quella di non farsi sopraffare dagli eventi durante un lavoro, ma trovare rapidamente soluzioni alternative in caso di problemi, risolvendo tutto con semplicità, coadiuvati dal fatto di avere al fianco collaboratori in grado di aiutarvi in questo.
La professionalità è il saper parlare al committente perché è lui il nostro sponsor, con la capacità di saperr spiegare alle persone che si ha intorno cosa si vuole ottenere ed ottenerlo, dirigendo eventuali collaboratori e/o assistenti, mai perdendo tempo dietro a loro.
La professionalità é stare al proprio posto e saper far stare al proprio posto le persone con cui dobbiamo lavorare, in modo che sia una sola voce a dirigere e a decidere, in modo che non si perda tempo inutile a riportare il lavoro sulla strada che si vuole prendere, e che potrebbe pedersi nel frastuono di mille voci.
La professionalità è anche saper ascoltare i propri sottoposti e capire se hanno imput interessanti per il nostro risultato.
Ed infine…
La professionalità è sorridere, per avere un ambiente in cui produrre e creare viene più facile. Pietro all'opera

La fortuna dei fotografi è che come per qualsiasi altro ambito artistico, la presenza d’aspetto ha un valore abbastanza secondario, e ci si può permettere di essere casual, d’abito e d’atteggiamento, anche in ambienti formali, salvo in rarissimi casi. Ma quanto potrete essere disordinati d’aspetto nel nostro personale, invece nella vostra attrezzatura e nel setup di set e/o studio dovrete essere razionali e ordinati, come un catalogo ikea.
Un’attrezzatura in disordine è sinonimo di lavoro raffazzonato e dal risultato incerto, con la certezza che spesso vi mancherà qualcosa. Uno studio in disordine costante è perdite di tempo colossali non retribuite, e rimandi nella consegna del lavoro, e non è mai gradito da chi viene per darvi del lavoro.

Ed eccovi ancora una lista di situazioni che ho incontrato, e che vanno evitate:
a. Parlare di eventuali possibilità di rifacimento del lavoro, non è da farsi in nessun caso. Le nostre scelte sono dettate dalle nostre conoscenze e dalla nostra bravura. Per il committente sono il massimo, dato che ci ha scelto, non facciamogli pensare il contrario. Se ha dei dubbi su di noi, vuol dire che valiamo poco, e che non si legherà a noi.
b. I tempi di consegna vanno rispettati a qualunque costo. Primo, perché i ritardi hanno un costo per il cliente, secondo perché qualunque motivo abbiamo o qualunque scusa possiamo riportare al committente, a lui non interesserà, e per lui sarete comunque degli incapaci. Quindi quando discutete o concordate i tempi fatelo solo dopo esservi garantiti un margine d’imprevisto.
c. Non raccontate al committente cose che non lo riguardano del perché fate una scelta stilistica, tecnica o creativa, o anche come otterrete un certo risultato. Non è necessario, o inoltre mostrare quanto per voi è semplice fare una cosa può far pensare che lo è veramente e che vi ha pagato eccessivamente. Neppure discutete su quello che farete in postproduzione alle sue fotografie per raggiungere quello che serve a lui. Soprattutto non dite che “…questo piccolo difetto lo toglierò poi al computer”. Quelle sono scelte vostre, per lui siete li per fare foto: idealmente per lui, lo scatto che avete fatto pigiando il pulsante è già quello che lui userà. Il resto lo confonde e gli pone domande su di voi, su cosa sapete o non sapete fare.
funny danced. Non mostrate le foto a monitor per avere conferma che state andando bene, voi sapete quello che state facendo per definizione; all’occhio altrui se lo fate non lo fate per rassicurare il cliente (lui vi ha già scelto), ma solo per rassicurare voi stessi… Quando si lavorava in pellicola il cliente aspettava e vedeva solo il lavoro finito. E vi consiglio inoltre: non mostrate le anteprime neache durante sessioni di ritratto; al limite se il committente è chi viene ritratto, potete mostragli uno scatto iniziale, ma questo solo se costui ha delle perplessità su se stesso e non si sente a suo agio. Siete voi a scegliere, ripeto, e siete voi il fotografo non altri. Men che meno con un modello/modella pagata da voi o dal committente, se sarà interessato alle foto fatte ditegli che per correttezza lo/la contatterete dopo la finitura e la consegna del lavoro al vostro cliente pagante.
e. Non mostrate migliaia di scatti, confondono il committente e denotano poca sicurezza da parte vostra, e, come già detto precedentemente, una scarsa capacità nel finalizzare e condensare la qualità. Sappiate buttare e sappiate scegliere voi per il vostro cliente, riducete il tutto anche ad un solo scatto per sessione. Dategli quello che volete che usino. Non sono fotografi, pochi sono quelli che capiscono il linguaggio fotografico, pochi sceglieranno le foto migliori, lo stile è il vostro e hanno scelto voi per questo, quindi dategli il vostro stile fornendo la foto che è giusta per voi.

Siete dei professionisti, diamine!

(continua tra una settimana)…

Le foto sono Tratte da 5° Motorcycle Gang Jamboree (Day one and Day Two)

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