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Professione Fotografo - La decadenza?

15 Luglio 2008, articolo di Pietro Rocchetta Casadio 

Foto Casadio nel 1930Non crediate che pensi male di questo lavoro, lo faccio con passione da tanto, fa parte della mia vita da sempre e mi è stato tramandato dai miei avi che lo iniziarono come mestiere già alla fine del XIX secolo.
Tuttora lo vivo con grande fiducia su quello che può darmi, e anche su quello che posso dare io a lui, personalmente ho lasciato due volte la sicurezza di posizioni lavorative facili per poterlo fare come credo sia meglio.
Quello che intendo con il titolo “la decadenza”, è invece la mia continua e personale ricerca del riscatto di questa professione che ha avuto un tracollo in certi ambienti non indifferente, soprattutto in Italia, sia per quel che riguarda la qualità e professionalità, che per quel che riguarda il rispetto e la giusta retribuzione.

Negli anni di consulenza, esperienza, contatti e divagazioni su questa professione, ho esposto spesso quali mali affliggono questo mondo. Anche se sono fortemente radicati cerco di portarli a galla sovente, sia per sensibilizzare i professionisti già affermati, sia e soprattutto per quelli alle prime armi o quelli che la vogliono intraprendere questa bellissima professione.

Proverò di seguito a parlare apertamente con voi di quello che intendo, cosa che so essere perfettamente condivisa da tutti i colleghi con cui collaboro e per cui curo le consulenze.

Quattro le mancanze sopracitate: qualità, professionalità, rispetto e giusta retribuzione. Cercherò di essere il più diretto possibile, magari anche “scomodo”, ma il tentativo è di essere un specchio delle realtà che incontro spesso. Sarò anche ripetitivo, ma è perché alcuni concetti li ritengo essenziali e da capirsi ad ogni costo. A voi quindi questi punti di vista, ed avrò il piacere di discutere in modo più ampio se deciderete di rispondermi a seguito di questo articolo (nelle sue varie parti), dal forum, o contattarmi direttamente.

Qualità

Questo problema riguarda tutti i tipi di fotografi, di giovane o vecchia data che siano. Molti la attribuiscono in larga parte al digitale, ma questo è fondamentalmente falso, perché il digitale equivale a tante altre occasioni nella storia fotografica, ovvero é un semplice passaggio o evoluzione, pari a quella di decidere se usare dagherrotipo o pellicola, o più che altro un aggiunta a metodi già esistenti. Ma la scusa del digitale è solo una misera giustificazione che molti snocciolano per sentirsi meno colpevoli delle loro pigrizie o mancanze.
Mi spiego meglio. Il digitale ha semplificato alcuni passaggi fotografici ed ha responsabilizzato maggiormente il fotografo per quel che riguarda la filiera produttiva della Fotografia. Questo ha appesantito di certo il mestiere, ma ha anche dato la possibilità di intervenire su passaggi di cui una volta ci si lamentava perché non erano, spesso, fatti come volevamo noi.
Ora è possibile, ma questo ha comportato che ci si debba dedicare più tempo (di cui bisogna chiedere sempre la giusta retribuzione aggiuntiva) e molti fotografi invece, con la giustificazione misera che non possono permetterselo, hanno limato i tempi di dedizione alla qualità dello stesso scatto per ripartirli nei nuovi incarichi presi. Ma quanto sbagliano, ahimè!
The Poets © 2001I clienti pensano che il digitale permetta al fotografo di essere più veloce e snello nel suo lavoro, ma questo chi lo ha mai detto? Non mi pare sia indicato nei libretti di istruzione delle digitali questa cosa. Basti pensare che i libretti di istruzione sono ormai dei manuali tecnici evoluti e con 10 o 100 volte le pagine di una fotocamera anni 70/80.
Il problema però non è tanto dei committenti, in quanto è insito nei fotografi e nel loro erroneo atteggiamento.
La foto va curata in modo identico indipendentemente dal supporto usato o, a mio avviso, anche dallo scopo finale per cui la creiamo.
Sentir dire “tanto serve a…”, “tanto mi hanno commissionato solo per…”, mi imbestialisce perché è il primo passo verso la dequalificazione del proprio lavoro.
Se devi fare una foto e sei bravo, devi esserlo qualunque cosa stai facendo, altrimenti cambia mestiere.
Vi riporto a seguito solo alcuni esempi negativi, o più che altro note/promemoria, facilmente riscontrabili, modi ormai comuni che spesso sono causa di riduzione della qualità produttiva:
a. Vedo ormai molti usare il crop (taglio del fotogramma) in postproduzione come stato di fatto e ciò mi disarma parecchio. Certo il lavoro a volte non è arte, ma ho visto estremizzazioni impressionanti, pur di non spostare la macchina o spostare se stesso, scattare, e poi buttare dei pixel a posteriori. È vero che le macchine moderne hanno tanti pixel e che spesso sono in eccesso rispetto alla destinazione della foto, ma disimparare a prendere le inquadrature corrette in scatto penso sia diseducativo e quasi sinonimo di incapacità personale. Non disimparate a inquadrare con il mirino a favore del ritaglio a monitor. Se eviterete ciò, sarete costretti ad essere i più bravi anche in scatto… E comunque a lavorare meno in postproduzione.
b. Oggi con gli strumenti di recupero luci, gli HDR fittizi (intesi come multimanipolazione dello stesso RAW), l’ampio range dinamico delle fotocamere, si pensa spesso che un “minimo” errore di luci sia facilmente recuperabile a posteriori. Questo non è sempre vero, e sta sempre nel vostro interesse essere attenti a cosa avete davanti ed a come è illuminato. Usando attenzione su questo in fase di ripresa potrete migliorare con gli anni la vostra qualità produttiva e salire di livello rispetto ad altri professionisti. E’ la scelta ottimale delle luci che differenzia un professionista vero da un professionista improvvisato. Parlando poi di HDR: belli sono quelli in cui non si capisce che lo sono.
c. Quante volte mi capita di vedere che è prassi “la manipolazione semplificativa o di pigrizia”, come dico io. Infatti in molti tendono a pensare che una lieve (ma anche non lieve) deformazione, una vignettatura, un oggetto indesiderato o di disturbo, un inclinazione prospettica, o anche lo sporco su un oggetto si possono tirare su in postproduzione… Ma siamo fotografi o manipolatori di immagini? Anche solo spostarsi un passo più indietro o in avanti costa così tanto? Ripeto, curare i vostri scatti é differenziarsi verso l’alto nel livello della qualità professionale.
d. Quante volte ho visto scorrermi davanti, migliaia di scatti inutili e, soprattutto, non pagati! Un fotografo sportivo, ma anche di eventi, ha sempre fatto migliaia di scatti per poter avere una quantità di scatti utili maggiore, ma lui lo fa perché costretto da impossibilità oggettive a curare certi dettagli. Perciò se voi avete la possibilità fatelo per ogni scatto e sprecate meno raffiche inutili. Soprattutto: anche se non pagate più sviluppo e rullini, gli archivi di migliaia di fotografie digitali inutili non crediate che non abbiano un costo. Hard Disk, CD/DVD, gestione, ricerca, database hanno tutti un costo, proporzionalmente maggiore man mano che cresce la quantità di immagini da gestire. Scattare meno e/o eliminare con più decisione, questo significherà meno lavoro al computer e più tempo da dedicare a fare fotografia. E comunque, se non siete costretti a “corse fotografiche”, dedicate più tempo e testa ad ogni scatto.

Qualità e non quantità.

(continua venerdì)…

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