Luce - Analisi di uno scatto #2
23 Giugno 2008, articolo di Pietro Rocchetta Casadio
Lo scatto che andremo ad analizzare questa volta, non usa luce artificiale o neppure ambientale, ma utilizza luce autoprodotta.
Questo scatto realizzato anch’esso in studio, ma facilmente riproducibile a casa, e di cui a fianco vedete l’immagine (lo trovate anche nella nostra gallery), ha la particolarità che la luce usata per realizzarlo è creata dal soggetto stesso, candele a lumino, e presenta specifiche difficoltà che andremo ad analizzare.
I problemi riscontrati nella realizzazione sono stati diversi: come i tempi di posa prolungati data la bassa potenza delle luci utilizzate, ma non solo dato che le due serie di fonti impiegate, lumini a LED a sinistra e lumini a cera a destra, hanno potenza luminosa differente. O ancora, il calore generato dai soggetti “analogici” e il loro deperimento, nonché la naturale variazione luminosa nel tempo che forniscono. Infine dare rotondità alle forme nonostante la luce autogenerata fosse esageratamente diffusa oppure non illuminasse proprio, come nel caso della latta dei lumini a cera.
Un breve cenno al soggetto ripreso: i lumini a cera sono facilmente reperibili e si prestano a diverse ambientazioni fotografiche d’effetto, romantico o glamour; sono anch’essi molto fotogenici e permettono svariate interpretazioni. I lumini a LED sono gadgets trovati in internet e che mi hanno incuriosito molto, avendo avuto diverse esperienze con quelli “analogici”. Questi ultimi sono sicuramente molto meno estetici di quelli veri, ma hanno diverse particolarità, come non bruciare, e quindi non creare calore, permettendo creazioni di set difficili o anche pericolosi, non calano di luminosità nel tempo e sono anche più controllabili (dal vero emulano l’effetto dell’oscillazione luminosa nel tempo), Inoltre si possono trovare con diverse cromaticità luminose (bianco, ambra, verde, blu, rosso ecc.). Messi in secondo piano o risultando piccoli nel totale della foto sono indistinguibili da quelli veri.
Luci utilizzate
Come già detto prima, le luci utilizzate provengono dagli stessi soggetti, ma ci troviamo di fronte a due luci differenti con problemi diversi. I soggetti a sinistra (i LED) emettono luce intervallata e variabile, ma che nel complesso costante, non hanno una grande potenza e comunque inferiore di 1,5/2 diaframmi rispetto alla fiamma piena di quelli a cera. Per di più hanno la struttura completamente bianca e presentano una lieve trasparenza della stessa plastica bianca.
Nota: Era possibile farlo, ma volutamente non ho aggiunto dei contenitori in latta nei lumini a LED per una questione di significati della foto.
I soggetti a destra (le fiamme) sono molto sensibili al vento e quindi evitate zone vicino a spifferi, evitate anche sospiri di attesa; meglio usare lumini nuovi o comunque con lo stoppino alto in modo da avere la fiamma alta e simile per tutti. Presentano inoltre un forte riflesso sulla cera sciolta, quindi tenetene conto.
Attenti alle luci parassite, ma soprattutto non avere oggetti o materiali, infiammabili e non, sopra o nelle vicinanze delle candele a cera. Queste accendetele all’ultimo momento, mentre la preparazione del set, se possibile realizzatela con la luce artificiale.
Schema delle luci
Innanzi tutto, i soggetti ripresi sono stati posti su un piano continuo nero (nel caso con finitura a lastra di ardesia) che si curvava a fare anche da sfondo (attenzione sempre a luci che potrebbero colpire il piano posteriore).
I problemi di illuminazione erano diversi, e sono andato a risolverli uno a uno.
Per prima cosa ho messo un pannello di polistirolo bianco a sinistra del set per rafforzare le luci a LED ed illuminare il loro lato sinistro che risultava sottoesposto. Per non entrare nel set con lo stesso oltre a mantenerlo a una certa distanza e gli ho dato una certa obliquità rispetto al asse del obiettivo. Così facendo inoltre ho dato più rotondità alla struttura in plastica dei lumini a LED.
Sul versante opposto, alla destra del set, le fiamme dietro illuminavano troppo e ne ho ridotto un po’ l’effetto mettendo simmetricamente, rispetto al polistirolo bianco, un pannello nero. Il problema dietro é risolto, e si crea così una banda nera sul chiarore diffuso delle stesse latte, fatto che da più forma alle stesse. Rimaneva il problema principale la candela a cera davanti, la più problematica dato che non era per nulla illuminata, infatti il suo contenitore in latta era completamente nero. In parte il polistirolo messo a sinistra ha leggermente illuminato la parte sinistra della stessa latta, allora ho aggiunto frontalmente a destra e a 60° rispetto ad esso un ulteriore pannellino verticale di polistirolo.

La “chicca finale” è stata un vecchio metodo da fotografia “analogica” che è stato possibile praticare grazie al lungo tempo di esposizione usato. Facendo dei test di scatto ho trovato appunto che la zona destra andava esposta quasi due diaframmi in meno, quindi ho scattato esponendo per la zona a sinistra, ma comprendo per 2/3 del tempo la parte destra con un cartoncino nero appositamente sagomato, mettendolo davanti al obiettivo, ad una distanza in cui non risultasse a fuoco e mantenendolo in movimento per evitare sgradevoli aloni dello stesso.
Questo piccolo, ma utile trucco deriva dalle vecchie esperienze su pellicola e da tanta camera oscura.
Nulla avrebbe vietato l’uso di un filtro digradante neutro da sinistra a destra per risolvere il problema, ma ho preferito questo metodo, perché più rapido e più… vintage!
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