Luce - Analisi di uno scatto
12 Maggio 2008, articolo di Pietro Rocchetta Casadio
In questa nuova rubrica prenderemo in esame alcuni scatti e con dovizia di particolari analizzeremo quante e quali luci. Avremo quindi a che fare con luci provenienti da set, quindi in situazioni pienamente modificabili ed i motivi per cui sono state scelte. Ma anche luci provenienti dalla “strada”, ed esse non sono controllabili (salvo il flash riempitivo) ma sono comunque leggibili e, con un po’ di sentimento fotografico, usabili a nostro piacimento.
Questa nuova rubrica nasce perché, oltre ad essere la domanda che molti mi pongono personalmente, è anche, secondo me, il cuore della fotografia stessa: Fotografia significa “disegnare con la luce”, per cui proveremo a capire come si disegna con la luce.
Cercheremo inoltre di darvi istruzioni ben dettagliate e schemi della luce utilizzata, ma anche il motivo che ha generato una certa immagine. (Per informazione partite da qui)
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Lo scatto che andremo ad analizzare è quello che vedete qui a fianco.
Questo scatto (già visto sul forum) di per se semplice nei contenuti, presenta molte difficoltà e rischi come: la luce parassita, la presenza di oggetti che vanno oltre la zona da riprendere e quel poco di effetti speciali ricreati tutti in ripresa.
Lo stesso scatto nasce da una struttura scenografica per uno scatto ben diverso da quello qui riportato, ma che durante la sua creazione mi ha ispirato questa foto, semplicemente perché l’ho osservata da un punto di vista diverso. La ripresa è stata effettuata da sotto la stessa struttura.
Un breve cenno al soggetto ripreso: quelle che vedete appese sono delle gocce di vetro, facilmente reperibili nei negozi di arredamento (vedi IKEA) in varie colorazioni, sono ottimi soggetti fotografici e d’ambientazione fotografica. Sono state incastonate a mano in gabbie di filo di ferro, ed appese tramite un semplice filo di cotone (a distanze diverse e mediamente ad 1 metro da esso) a un pannello in legno verniciato di nero opaco (70×100cm).
Luci utilizzate
In studio sono state utilizzate due potenti lampade flash professionali (Profoto) attaccate ad un generatore da 2400W totali. Davanti ad ognuna di esse un SoftBox da 90×120cm, senza il secondo velo interno (alcuni softboxes ne sono muniti e serve per aumentare l’effetto “soft”, ovvero che crea una luce totalmente uniforme, con ombre molto leggere).
Attrezzi costosi dunque, ma ecco due soluzioni alternative meno dispendiose:
1) Luce continua: due o meglio quattro lampade (stesso tipo lampada e temperatura colore) ad alta potenza luminosa (250Watt o più) con sostegno ad altezza variabile e direzionabili in modo che possano illuminare in orizzontale; meglio se hanno una parabola.
2) Luci flash: due flash da slitta con sistema di scatto syncro a distanza, con filo o wireless, con possibilità di bloccarli su stativi o cavalletti (o altri sistemi “artigianali”). Possibilmente posizionate il flash in modo che la parabola generi un fascio di luce verticale (vedi foto) (meglio aiutarsi con due lampadine che fungano da luci pilota).
Per simulare l’effetto softbox, anche se con una maggiore dispersione di luce, filtrate le luci usando un struttura formata da una cornice di legno o metallo di 70×100cm (per questo potete riciclare solo la cornice per quadri a basso costo, facilmente reperibili), fissando sopra, con dello scotch, della carta oleata in rotoli, meglio quella da disegno tecnico, coprendo completamente il foro della cornice. Esistono anche fogli di carte e tessuti appositi più neutri come colore e più resistenti al calore delle lampade.
Nulla vi vieta di usare luci dirette, non filtrate e quindi più dure, ma attenti alle luci parassite sul pannello che sostiene le gocce, avrete una non uniformità della luce sui vari punti della scena che si vuole illuminata (con conseguente vignettatura), noterete un effetto meno trasparente delle gocce, ed infine una “presenza” meno interessante dei fili di cotone.
Attenzione: le lampade a luce continua generano parecchio calore, quindi non avvicinatele troppo alla carta (non meno di 30cm), rischiereste l’incendio. Inoltre usando un wattaggio elevato tenete presente che il vostro impianto elettrico potrebbe staccarsi, quindi non accendete elettrodomestici durante sessioni casalinghe. Tenetele accese solo il tempo necessario per la creazione del set e per lo scatto, magari prendendo pause di “raffreddamento”.
Schema delle luci
Le luci con i softboxes sono state posizionate su stativi alla medesima altezza, ma in posizioni diametralmente opposte (vedi schema a lato), rispettivamente a destra e sinistra della struttura sospesa a circa 50cm dalla struttura sospesa (distanti quindi tra loro di circa 2m).
Nota: Se usate quattro lampade a luce continua, posizionatele a coppie una sopra un’altra per simulare meglio l’effetto di un softbox rettangolare e aumentandone la distanza, l’una dall’altra, così da ottenere l’effetto desiderato e tenendo presente la dimensione/distanza dal pannello filtrante.
Il problema maggiore ora è proteggere il pannello che sostiene le gocce da luci parassite.
Innanzitutto questo pannello è posizionato a circa 2,5 metri di altezza e sostenuto da due clamp bloccati su due stativi, meglio verniciati di nero, in modo da evitare riflessi indesiderati sul vetro (anche se gli stativi passano davanti ai softbox le loro ombre sul soggetto sono inesistenti). L’altezza di due metri e mezzo è necessaria perché si possa lavorare tranquillamente e perché ci occorrerà di “infilarci” sotto questa struttura per fotografare, almeno 50cm per la messa fuoco e altri 100cm per noi, il corpo macchina ed eventuale cavalletto, poi 1 metro tra gocce e pannello.
Ora arriva la parte difficile, infatti abbiamo posizionato le luci e la struttura, ma evitate di farlo vicino a rimbalzi di luce, come muri o cose simili, la luce parassita è difficile da valutare nella sua totalità e rientra spesso dagli oggetti che ci stanno intorno (infatti meglio usare spazi grandi e liberi indipendentemente dalla dimensione del set).
Per evitare che le nostre luci di scatto colpiscano il pannello di sostegno delle gocce facciamo in modo di creare due lame protettive che arrivino in pratica quasi a toccare i fili a bordi della struttura appesa (quindi che sbordino dal bordo del softbox di almeno 50cm) e facciano da barriera con alla luce delle lampade che potrebbe colpire il pannello.
Le lame protettive potete crearle con molte cose, tipo polistirolo, cartone o cartoncino con una buona rigidità, insomma basta che sia abbastanza rigido per non piegarsi ed abbastanza leggero per non farvi crollare tutto sulla testa. Per migliorarne l’effetto verniciate di nero opaco la parte rivolta verso la luce.
Veniamo ai problemi pratici, se avete un softbox è semplice: con dello scotch di carta fissate sopra di essi queste lame, in modo da tagliare la strada alla luce parassita. I softboxes hanno comunque la particolarità di disperdere poca luce oltre la loro sagoma, infatti emettono luce solo davanti a se stessi e nella dimensione del loro velo frontale, inoltre esistono sistemi di lamelle aggiuntive, chiamati softgrid, per direzionarli ancora di più.
Se invece usate un sistema autocostruito, attenti a tagliare anche la luce parassita laterale ed inferiore con quinte protettive (sempre di polistirolo o cartone) abbastanza grandi da chiudere la luce o con teli neri sopra eventuali zone riflettenti (pareti, oggetti ed anche il pavimento). Una possibilità è quella di attaccare delle lamelle direttamente alla cornice che vi siete costruiti, in modo che sbordino sia davanti che dietro, ma attenti che quelle sopra non si scaldino troppo con eventuali luci continue.
Un appunto finale è sull’altezza e dei softbox che dovrà da 30 a 50cm più in basso del pannello di sostegno, a seconda di quanta “scia” volete creare, e quindi a circa 80/100cm dal pavimento, situando così il centro della luce all’altezza delle gocce. (vedi schema luci grande)
Facendo tutto questo eviterete di illuminare e vedere il sostegno delle gocce, creando inoltre quell’“effetto a svanire” sui fili di cotone e le gocce sembreranno quasi pezzi di stelle che vi vengono incontro.
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