Grégoire Eloy, i fantasmi dell’oleodotto
Maggio 7, 2008
Scritto da Eugenio Carretti · Archiviato in Fotografi, Top#2
Quello che voglio presentarvi oggi è un altro fotografo Francese, Gregoire Elloy. Quello che mi è piaciuto delle sue immagini, è l’attenzione, il rispetto per le persone ritratte. Del poco, molto poco, che ho letto al suo riguardo, è che lavora molto semplicemente con due corpi macchina a telemetro con montati 28mm e 35mm, un classico.
Altre cose le potete leggere dal testo seguente direttamente riportato e tradotto dal sito di Luce, sito a cui consiglio una visita.
Dal sito Luce:
Nato nel 1971, fotografo autodidatta, Gregoire Eloy si unisce a luce, una associazione di fotografi Francese.
Dopo alcuni ani passati nel mondo della finanza, Gregoire decide, nel 2003, di lasciare il suo impiego e di dedicarsi completamente ala fotografia. Farà il suo debutto in questo ambiente come assistente di Stanley Green. Il suo primo lavoro di reportage, Wizowa, una “vagabondaggio” lungo i nuovi confini dell’europa, costituisce il ponto di partenza del suo lavoro. I Afghanistan, in Georgia, od ancora in Azerbaijan, segue la sua riflessione sull’eredità sovietica e la situazione dopo guerra dei paesi dell’ex Unione Sovietica e del’Asia centrale.
Vincitore dela “bourse du Talent” 2004, le sue fotografie sono esposte in Francia ed all’estero. Il suo “Les Oubliés du Pipeline”, proiettato nel 2007 nel corso di Visa per l’imagine ed esposto alla galleria Fait et Cause a Parigi, è ogetto di un libro delle “Editions Images Plurielles” edito nel marzo 2008.
Pipeline Ghosts - I fantasmi dell’oleodotto
Fotografie e testo di (©) Grégoire Eloy
Comunità di rifugiati lungo l’oleodotto “BTC” in Azerbaijan, Georgia e Turchia, 2006
L’oleodotto BTC, una tubazione lunga 1760 Km che va da Baku, Azerbaijan, fino a Ceyan, Turchia, attreverso la Georgia, fu inauguata nel maggio 2006. Costruita ed utilizzata dal consorzio BP-led, è il secondo più ampio oleodotto del mondo ed il più importante e strategico progetto del sud Caucaso, sia dal punto di vista politico che economico.
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Oltre un milione di barili di greggio al giorno partono dai campi petroliferi Azeri sul mar Caspio diretti al Mediterraneo, permettendo Il multimiliardario contratto trentennale firmato dalla BP con il governo Azero enoto come il “contratto del secolo” in Azerbaijan, il paese, in prospettiva, più ricco del Caucaso. Mentre l’Azerbaijan ha l’oro nero che corre nelle sue vene, il popolo Azero ha di fronte una amara realtà.
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Otocentomila rifugiati del conflitto con l’Armenia per l’indipendenza della regione Nagorno Karabakh del 1993-94, ancora vivono in roulottes, case di fango ed edifici abbandonati a 12 anni dalla fine del conflitto. Con infrastrutture inesistenti, incertezza sociale, il potere in mano ad un governo senza opposizione, continue notizie di violazioni dei diritti civili ed umani, l’Azerbaijan ha di fronte molte sfide politiche e sociali che i governanti politici locali non vogliono affrontare. L’oleodotto attraversa anche la Georgia, che beneficia del progetto sia finanziariamente che politicamente. Il suo nuovo presidente sta provando a farla uscire dalla sua condizione di piccolo paese, e di toglierlo dalla sfera di influenza Russa.
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Nello stesso tempo duecentocinquantamila rifugiati provenienti dalla Abkazia e dalla Ossetia del sud aspettano abbandonati, in camera d’albergo, da 15 anni, un’opportunita di tornare ale loro case o di avere la possibilità di una residenza permanente. Per raggiungere la sua destinazione finale al Terminal Ceyhan sul mar Mediteraneo, l’oleodotto ancora corre attraverso la Turchia, e mantenuto all’interno di una regione sottosvilupata ed ancora instabile nel sud est del paese, il Curdistan Turco.
A Dyarbakhir, principale città della regione, alcune centinaia di migliaia di Curdi, provenienti dalle camagne, provano a sopravvivere nelle periferie urbane, dopo avere perso le loro case dopo il conflitto tra il Governo Turco ed il PKK nei primi anni novanta. Circa seimila villaggi sono stati distrutti od evacuati tra il 1984 ed il 1999, generando tra i cinque ed i sei milioni di rifugiati.
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Questo viaggio fotografico, che potete vedere più in dettaglio sul sito dell’autore (ndr), lungo i 1760 Km dell’oleodotto, è un tentativo di riportare l’attenzione su queste comunità di rifugiati dimenticate, rima che la loro storia finisca in una ”terra di nessuno della memoria”.
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Questa storia si sviluppa su oltre tre viaggi: Azerbaijan (Baku, Ganja, regione del Fizuli) nell’aprile 2006, Georgia (Tbilisi, Pankisi, Zugdidi, regione del Batumi) nell’agosto 2006, e Turchia (Kars, Erzurum, regione del Diyarbakhir) nel dicembre 2006
Grégoire Eloy
www.gregoireeloy.com
www.luce-photo.com
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