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Professione Fotografo - Perché diventarlo?

25 Aprile 2008, articolo di Pietro Rocchetta Casadio 

Scegliere questa professione rispetto ad un’altra non va fatto per pura passione.
Il mestiere, come ho già detto, tende a spegnere la passione più che alimentarla, notatelo nel frequentare qualche forum di fotografia, infatti i professionisti che lo fanno da tempo raramente hanno lo spirito e la voglia di fare che hanno gli amatori, anche se questi ultimi lo sono da molti decenni.
Decidere di intraprendere la carriera deve essere supportato dalla voglia di superare difficoltà e un’infinità di pesantezze, anche se si fosse tra i pochi che riescono a scallare in fretta la vetta del successo e degli introiti (e questa è occupabile ad ora solo da poche decine di persone al mondo); in questo campo per reggere la pressione e i livelli produttivi richiesti occorre parecchio impegno, molto di più di quello che ci si aspetta, ma soprattutto di un investimento continuato in risorse fisiche, mentali e monetarie.
Diventare un fotografo di successo al giorno d’oggi non è più legato solo alle capacità creative o tecniche, ma in gran parte alle capacità commerciali che per l’imprenditore fotografo sono fondamentali.
Eh sì, bisogna imparare a sapersi vendere, e tutti i grandi attuali hanno questa capacità che spicca spesso più di tutte le “qualità artistiche”. Quando parlo di questa cosa mi viene sempre in mente Andy Warhol, un uomo ricco di fantasia, con poca propensione all’arte come qualità delle finiture, ma che ha avuto la grande intuizione di saper vendere la propria arte, creando così un nuovo tipo di artisti: quelli ricchi e famosi… da vivi!

La realtà è che il fantasioso artista, creatore di nuovi stili e sempre alla ricerca di nuovi stimoli, fatica a concretizzare il soldo; mi capita spesso di incontrare colleghi che non amano parlare di soldi e che si aspettano che questi gli arrivino senza bisogno, quasi, di chiederli: “un artista non si sporca le mani con i soldi, perché non lo fa per quello, ma per regalare al mondo la sua arte…”
Sì però come fa a sopravvivere?
Quest’ultima frase è volutamente esagerata, ma riassume un concetto che nell’arte, anzi negli artisti, spesso viene vissuto come uno status di superiorità, ma non esistono più realtà in cui magnati mantengono persone che stimano.
Oggi le società ed i privati che vi commissionano un lavoro lo fanno con due certezze in testa: ottenere il risultato che cercano e pagare il minimo possibile. Questo sta a significare che se voi non siete in grado di accontentarli, o non date questa impressione, passano velocemente ad un altro fotografo.

Esistono realtà in cui il fotografo deve fare solo il suo lavoro esprimendo la propria arte/tecnica, ed al resto pensano altre persone: il fotografo dipendente, figura ormai inesistente; il fotografo con agenzia o agente/procuratore alle spalle, quindi con livelli fotografici notevoli e avendo già un certo nome nel campo, il fotografo con persone addette a compiti amministrativi, quindi in studi grandi o associati.

Diventare fotografo significa quindi fare un investimento su se stessi e sulle proprie capacità, non aspettandosi che il percorso sia una naturale evoluzione delle proprie capacità artistiche o tecniche, ma costantemente indirizzandolo verso la metà che si vuole raggiungere.
Se non siete in grado di fare questo, restate per il vostro bene degli amatori.

Una nota a questa rubrica: in generale, ma soprattutto per ora mi asterrò da esporre le parti burocratiche del mestiere, perché lo scopo della rubrica non è darvi un malloppo di complesse leggi e doveri fiscali e dirvi che dovete leggerle e saperle a memoria. Per farlo basterebbe indirizzarvi un buon avvocato specializzato o un bravo commercialista. Lo scopo semmai è quello di darvi un’idea di quello che è il mestiere e di quale potrebbe essere, e di come affrontarlo con le vostre forze e le vostre capacità, non facendovi sprecare tempo in noiosi cavilli. Il tutto condito con esperienze personali e anni di consulenza per professionisti del settore.

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