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Intervista a Giuseppe Maio

20 Aprile 2008, articolo di Alessandro Silipo 

Giuseppe Maio - Nital / Nikon ItaliaAbbiamo rivolto qualche domanda ad uno dei personaggi italiani più noti e competenti del panorama fotografico Italiano. Autore di diversi libri sulla fotografia e soprattutto sulla fotografia digitale, Giuseppe Maio ricopre il ruolo di supervisore tecnico per la divisione D-SLR di Nital (Nikon Italia).
Vista la ghiotta occasione, gli abbiamo girato una selezione di domande che i partecipanti al forum di Tevac, interpellati, avrebbero rivolto volentieri ad un ipotetico “Signor Nikon”.

Alessandro Silipo: Come può essere definita da Nikon la fotografia digitale professionale?

Giuseppe Maio: La fotografia digitale ricalca in parte le suddivisioni storicamente fatte dai supporti pellicola e dai differenti formati.
Le nuove potenzialità digitali ed i nuovi livelli qualitativi offerti in più versatili soluzioni, stanno però spostando verso i “piccoli” formati qualità e potenzialità un tempo riservate a formati maggiori.
Le suddivisioni per categorie non possono però essere generalizzate soprattutto senza contestualizzarle e suddividerle per continente, per nazione e per storia. La fotografia assume infatti aspetti “professionali” in forma sostanzialmente diversa da nazione a nazione e ciò non solo per gli aspetti prestazionali dei prodotti disponibili in tutto il mondo. La fotografia professionale può oggi essere abbracciata con diversi corpi, diverse abbinate ottiche e talvolta anche con qualità offerte dalle “semplici” compatte. La professionalità in fotografia non può pertanto essere legata esclusivamente ai prodotti in uso ma al servizio completo offerto dal fotografo, al livello qualitativo fornito legato anche a capacità d’acquisizione oggi correlate anche a capacità di costruzione RAW e gestione del flusso RGB all’interno di specifici ambienti colore, specifiche destinazioni di gamut e l’insieme correlato allo specifico settore d’interesse.
Indubbiamente, se intendiamo per fotografia professionale quella di architettura, quella da studio o comunque quella un tempo riservata a banchi ottici di grande e medio formato…
Troveremo sempre più interesse per l’ex 35mm oggi disponibile in digitale con modelli e formati ulteriori per densità di risoluzioni, massime espressioni di gamma e compatibili con diverse quantità ricercate.

Alessandro Silipo: il lancio della D3 e della D300 ha definitivamente messo a tacere le voci che volevano un gap tra il digitale Canon e quello Nikon, soprattutto per quanto riguarda la fascia professionale.
Significa questo che la Nikon ha finalmente trovato la via giusta?

Giuseppe Maio: Difficile discutere su argomenti così generici senza contestualizzare il settore merceologico in esame ma soprattutto senza racchiudere il periodo temporale.
Notiamo infatti con il passare del tempo, il lancio di nuovi corpi e nuovi obiettivi e tra marca e marca è ragionevole auspicarsi nuove potenzialità migliorative sui nuovi modelli annunciati.
Ricordo la Nikon D1 essere stata la prima vera professionale DSLR offerta al mercato ma hanno tracciato primati anche le D100 (prima semi-professionale a prezzi accessibili ancora oggi usata con soddisfazione da fotografi capaci di sfruttare le potenzialità RAW/NEF), quindi la D70 prima DSLR di larga scala nel periodo temporale quindi D200 e…
Non scordiamo inoltre i primati con i primi sistemi wi-fi proposti da Nikon oltre all’ormai storico Nikon Capture che sin dalla prima versione 1.0 tracciava potenzialità solo da poco abbracciate dalle note software house legate all’imaging.
Resta pertanto impreciso generalizzare senza racchiudere contestualmente prodotti di marca diversa con prodotti generazionalmente comparabili.
Non sempre inoltre esistono equivalenze di gamma tra i marchi presi in esame e ciò può lasciare spazio a facili ma imprecise conclusioni talvolta influenzate dalla penna interessata.
Le nuove nate in casa Nikon racchiudono certamente numerose innovazioni inaspettate che lasciano ben intendere quanta strada è stata fatta ma anche quanto ancora resta da esplorare.

Alessandro Silipo: Come avete preso la decisione di adottare i sensori CMOS e in termini di migliorie qualitative che offerta vi ha garantito?

Giuseppe Maio: Nikon da tempo adotta sulle proprie DSLR sensori CCD o CMOS in base alle prestazioni ricercate nello specifico modello.
Non penso sia corretto attribuire alle due tecnologie aspetti esclusivamente qualitativi. Detto così sembrerebbe che l’una è migliore dell’altra.
È forse più corretto valutare caratteristiche elettroniche di entrambi (argomento da ingegneria elettronica più che da fotografo) e quanto l’uno e l’altro possono offrire a parità di generazione, senza dimenticarsi di aggiungere l’aspetto ottico correlato con le microlenti in essere, con il pacchetto ottico composto anche dalla tipologia di filtratura colore e gli aspetti legati al filtro Low-Pass.

Alessandro Silipo: Ci può fare qualche anteprima su nuove tecnologie che state iniziando a testare?

Giuseppe Maio: La sezione ricerca e sviluppo di Nikon è stata in questi anni molto occupata e l’analisi accurata di funzionalità in essere già sulle attuali DSLR lascia trasparire qualcosa.
L’analisi 3Detection della rilevazione AF che incorpora aspetti colore ne sono un tangibile esempio.

Alessandro Silipo: il futuro della fotografia digitale sarà più megapixel?

Giuseppe Maio: Come da tempo Nikon dimostra con i prodotti offerti nella fascia Reflex, ci sarà spazio per modelli dedicati a chi ricerca l’alta risoluzione ma anche modelli dedicati a chi è alla ricerca della massima gamma possibile.
Attenzione a non associare la qualità alla quantità. Non sono aspetti necessariamente correlati anzi, sappiamo che una “troppa” risoluzione crea problemi qualitativi e non solo in acquisizione a causa del contestuale sacrificio di gamma (a parità di formato preso in esame) ma anche in gestione, visualizzazione e fruizione in output coinvolgendo interpolazioni sottrattive molto spesso deleterie.
Ricordo che l’elevata densità pixel oltre a ridurre la gamma introduce tangibili variabili legate al micro contrasto ma anche variabili di micromosso. Il giusto equilibrio e quindi prioritario.
Non sono quindi i produttori a determinare la risoluzione “di moda” (certo la progettazione cerca di proporre il miglior connubio) ma la
richiesta di mercato.
Nikon ha con più modelli offerto la scelta ma l’utenza ha, ad oggi, sempre privilegiato il modello a maggiore risoluzione.
Ricordo la contemporanea presenza della D2H e D2x ma anche della D40 da 6 MP e la D40x da 10 MP.
L’utenza ha sempre dimostrato di acquistare la risoluzione considerato come unico parametro qualitativo.
È oggi maturo il mercato per iniziare a premiare modelli con la più congeniale risoluzione? A mio avviso sì e la D3 riservata ai professionisti ne è una piacevole conferma.

Alessandro Silipo: Nikon ha introdotto alcune funzionalità tecnologiche all’avanguardia direttamente on camera (es. Virtual Horizon anche se manca la livella avanti/dietro) avete intenzione di iniziare a proporre anche delle azioni di post produzione “on camera”, sembra che il pubblico stia aspettando tale funzionalità?

Giuseppe Maio: La nuova D60 sottolinea la possibilità oggi offerta dalle performanti prestazioni del processore Nikon eXpeed.
La possibilità di adottare on-camera maggiori risorse ram e processori più performanti del passato, permetterà di aggiungere sempre più operatività in fase di ripresa ma anche in caso di gestione del dato grezzo direttamente sulla fotocamera. La Nikon D60 è la prima DSLR che offre all’utente addirittura personalizzazioni di sviluppo RAW/NEF personalizzato on-camera per agire sulle conosciute funzionalità ma anche sull’integrazione di filtri un tempo esclusivi dei software di fotoritocco.
Il menu ritocco della Nikon D60 aggiunge alle potenzialità precedenti anche la possibilità di sviluppare on-camera RAW/NEF per generare, ad esempio, copie con variazioni d’esposizione ma anche con variazioni di bilanciamento del bianco o variazioni bianco e nero o colore. Sempre on-camera ricordiamo la D3 prima DSLR ad offrire il controllo aberrazione cromatica associata anche al controllo vignettatura.
Per immaginare cosa in futuro si potrà avere on-camera, basta scrutare alcune finezze software oggi già presenti in Capture NX.

Alessandro Silipo: La risposta della D300 e della D3 agli alti ISO è eccellente. come è stato possibile raggiungere questo traguardo così prestigioso?

Giuseppe Maio: La ricerca di soglie noise minori è da tempo in essere e gestita congiuntamente tra potenzialità hardware, software e congiunte.
Se infatti da una parte si è alla ricerca di maggiori risoluzioni, dall’altra parte si ricerca una maggiore qualità anche a sensibilità elevate.
Forse la parte più difficile consiste nella scelta del miglior bilanciamento possibile dei due parametri che oggi come domani resteranno particolarmente complementari.
Il rapporto quantità/qualità è oggi ben tangibile confrontando tecnologie “compatte” e DSLR. Nelle compatte ad elevata risoluzione si è iniziato ad offrire tecnologie di demosaicizzazione dedicate applicate ad alti ISO per fornire immagini scalate in risoluzione ma più “pulite”. Sulle DSLR si “pretende” ancora, ad oggi, la migliore qualità sorgente svincolata da potenzialità software.
I produttori trainanti stanno operando su ogni fronte coinvolto che vede la scelta del miglior bilanciamento risoluzione/pixel pitch, dimensione fotosito, tecnologia microlenti, elettronica di controllo e dedicati read-out e gestione ed anche potenzialità di noise reduction software ad oggi già operate in forma selettiva in base ai dati immagine e non sull’intero fotogramma.

Alessandro Silipo: Ci spiega il funzionamento del sistema di elaborazione delle immagini EXPEED, vero cavalo di battaglia, sulla D300 e D3

Giuseppe Maio: In sintesi, è come vedere le prestazioni di un computer nell’abbinata processore, cache e velocità bus associata alla ram ed alle prestazioni della scheda grafica.
Il complesso ASIC eXpeed si occupa infatti dell’interazione di analisi ma anche dei compiti di costruzione immagine e potenzialità di sviluppo.
Le prestazioni eXpeed permettono in altre parole di gestire la risoluzione e la profondità colore fornita dal sensore d’immagine per eguagliare e superare in tempi di lavorazione potenzialità software un tempo riservate ai gestori RAW.
Grazie alle potenzialità eXpeed sarà anche possibile vedere sotto forma di dettaglio fini transazioni tonali in precedenza racchiuse in unica tonalità, quindi bilanciamenti colore più selettivi e gestioni del contrasto più raffinate ed il tutto per maggiori prestazioni tangibili anche su RAW/NEF sviluppati in post produzione o più concretamente su file RGB tiff o jpeg on-camera sviluppati attraverso le possibili personalizzazioni degli introdotti “Picture Control” che oggi forniscono anche l’esclusivo controllo della luminosità oltre alla regolazioni tipiche di contrasto, tinta, saturazione e nitidezza.
Il motore eXpeed che lavora a 16 bit i dati sensore a 12 o 14 bit (in relazione alla fascia DSLR in esame) permette file RGB di migliore qualità rispetto al passato ma lascia spazio a molte future nuove possibilità.

Alessandro Silipo: Come hanno reagito i betatester ai primi risultati delle due camere?

Giuseppe Maio: L’espressione più usata è stata quella di aver trovato i risultati al di sopra delle aspettative. Qualità e potenzialità ben oltre a quanto atteso.

Alessandro Silipo: 51 punti di autofocus, impressionante. quali i reali vantaggi?

Giuseppe Maio: Sappiamo che fotograficamente, nella maggior parte delle riprese statiche un solo punto di messa a fuoco sarà da usare per ricercare l’unico piano possibile da fare collimare con il punto di massima nitidezza.
Ma quando la tipologia di ripresa vieta al fotografo di poter seguire con l’area AF il soggetto a causa del movimento d’azione…
Più campionamenti tridimensionali della profondità prospettica della scena fatta all’interno del fotogramma, permetteranno maggiori “intelligenze” d’inseguimento dinamico.
Maggiori sensibilità AF associate a più punti di campionamento fatti nei più idonei punti dello schema ottico, conferiscono maggiori potenzialità ed efficacia d’inseguimento del soggetto potendo più facilmente e con minori errori, agganciare con altra area il soggetto sfuggito da quella usata per agganciare il soggetto d’interesse tra i diversi in campo.
Se associamo il nuovo hardware del modulo AF Multicam alle nuove prestazioni di calcolo ed analisi possiamo asserire di trovarci di fronte al più evoluto sistema AF oggi sul mercato.
È da notare che parlando di prestazioni AF ottenute a mano libera su soggetti in movimento, saranno da standardizzare i metodi di puntamento che varieranno da fotografo a fotografo in base alle personali “capacità” di seguire con la massima stabilità possibile il soggetto.
Stabilizzazione ottica e prestazioni della motorizzazione AF in uso faranno il resto.

Alessandro Silipo: immagino voi siate molto soddisfatti del risultato ottenuto, vuole provare a convincere un canonista come me a prenderne una?

Giuseppe Maio: Preferirei raccogliere la “provocazione” con i fatti e non con le parole. Mi dia l’opportunità, a quattro occhi, di descrivere cosa ogni DSLR offre a livello hardware ma anche cosa ogni singolo modello consente in personalizzazioni.
Potremo iniziare con la qualità sensori, per approdare alle funzioni di D-Lighting Attivo, di ISO Auto, di regolazione fine dei Picture Control delle impagabili potenzialità d’illuminazione flash creativa Nikon CLS per poi addentrarci nel mondo software di Capture NX…
Tra prestazioni hardware scelte con la fascia di prodotto e le innumerevoli personalizzazioni possibili, son certo che troveremo quelle da “vestire” al Suo modo fotografico per ottenere ciò che nemmeno si immaginava di poter ottenere.

Alessandro Silipo: visto che non mi ha convinto, per chiudere, me ne regala una a sua scelta tra la D3 e la D300?

Giuseppe Maio: Talvolta i regali “sminuiscono” il reale valore soprattutto quando si parla di un mezzo disegnato per fornire soddisfazioni artistico/tecniche.
Mi dia l’opportunità di servirLa e sono certo che troveremo la mediazione.

Ora vorrei porle alcune domande selezionate che i nostri lettori hanno scelto di chiederle:

AndreaG: “perché una casa di grandi tradizioni tecnologiche come NIKON non fa quello che Steve Jobs ha insegnato a tutto il mondo. : “se una cosa è una stupidaggine tecnologica come il lettore floppy si abolisce 10 anni prima degli altri e ce ne freghiamo dei piagnistei” in particolare mi riferisco al fatto perché un reflex digitale è ancora “reflex”?? e quindi perché le REFLEX devono godere della migliore qualità tecnologica? e perché deve avere la stessa forma come se avesse dentro la pellicola??

Giuseppe Maio: La reflex fonda le ragioni dell’esistenza odierne per molte analogie con il passato. Analogie ancora non superate dalle potenzialità elettroniche odierne.
Solo quando sarà possibile ottenere giovamenti senza penalizzare prestazioni ad oggi necessarie e giustamente pretese sarà possibile iniziare a guardare altrove.
Oggi stesso, sensori a parte, basta vedere come l’utenza compatta e l’utenza reflex richiede ai produttori specifiche molto spesso complementari.
Del sistema Reflex soprattutto in ambiti sportivi ricordo le esigenze delle prestazioni autofocus oggi offerte proprio e grazie agli obiettivi motorizzati e stabilizzati ma anche al sistema d’analisi attualmente insuperato.
Ad oggi non ci sono possibilità di proporre sistemi d’analisi e precisa attuazione AF al di fuori del sistema Reflex.
La stabilizzazione ottica inoltre ricordo stabilizzare anche il sistema di rilevamento AF oltre che stabilizzare lo scatto circa il movimento di puntamento.
Di certo le innovazioni AF introdotte per prime da Nikon anche sull’analisi a contrasto di fase Live View lasciano ben sperare ma è solo l’inizio.
E quindi perché le REFLEX devono godere della migliore qualità tecnologica?
Fino a prova contraria stiamo parlando del mezzo ergonomicamente cresciuto attorno alle richieste professionali d’impiego.
Troviamo quindi nelle reflex le evoluzioni di ogni aspetto tecnico mantenendo la forma fotograficamente ricercata.
E perché deve avere la stessa forma come se avesse dentro la pellicola?
Il box specchio e tutto ciò che otticamente ne consegue non lascia spazio a molte bizzarre varianti in design.
I vincoli d’impugnatura, quelli del mirino ottico, la posizione del monitor fanno già la forma anche annullando ciò che un tempo costituiva alloggiamento di rullino ed avvolgimento della pellicola esposta.
Le dimensioni dei sensori DSLR associati ai vincoli distanziali dei tiraggi ottici inoltre, non lasciano molto spazio a stravaganti configurazioni o comunque ad ipotetiche “migliori” forme.

Pietro: Ma perché un’azienda che ha insegnato a molti per anni quale era la strada da seguire, si trova nel digitale ad arrivare un po’ dopo (FullFrame, VR, MultiAutoFocus)? Che fine hanno fatto le ottiche speciali 1200-1700mm, Fisheye 6mm, Fisheye 8mm, catadriottici, ecc.?

Giuseppe Maio: In alcuni casi prima, in altri dopo. La prima reflex DSLR professionale è stata la Nikon D1 seguita dalle altre. Il primo software di qualità nello sviluppo RAW/NEF è stato Nikon Capture quando il mercato offriva ancora solo soluzioni per scanner professionali e/o software per dorsi a scansione. Il primo VR è stato adottato da Nikon su una compatta ma introdotto successivamente a larga scala sugli obiettivi delle Reflex durante l’introduzione generazionale della motorizzazione SWM. Lo stesso vale per i criteri dinamici AF che proprio per il fine dovevano coinvolgere anche aspetti di tecnologia ottica più difficilmente integrabili da case che hanno mantenuto la più ampia compatibilità ottica retroattiva.
Circa il 24×36 (non amo parlare di improprio full frame senza contestualizzarlo ad un formato qualitativo oggi ben discostato dai classici a pellicola) penso che non sia solo da vedere individualmente. Bisogna vederlo nell’insieme prestazionale anche nel più congeniale rapporto prezzo prestazioni. Le nuove potenzialità offerte dai sensori integrati nelle DSLR che ricordo ancora una volta aver superato i livelli qualitativi del 24×36 a pellicola, hanno richiesto lo sviluppo di nuove tecnologie ottiche che Nikon ha prontamente perseguito.
È tangibile quanto in esame analizzando gli ultimi schemi ottici immessi sul mercato che non possono che costituire l’inizio di una tendenza che intende aggredire prestazioni un tempo riservate ad altri formati.
Non saremo noi a leggere la sfera di cristallo ma sarebbe interessante registrare queste parole per vedere magari tra 5 o 10 anni quali saranno le quote di mercato dei due formati.

Sauro: Che ci faccio con le mie bellissime e costosissime ottiche DX? Qualcuno in Nikon dichiarò: “Noi non passeremo mai al FF, il formato DX è il miglior compromesso”

Giuseppe Maio: Se si riferisce a mie personali affermazioni ricordo di aver espresso concetti più articolati.
In altre parole è un argomento che andrebbe contestualizzato. Il “vecchio” 35mm a pellicola è stato superato dal formato DX ed in futuro vedremo discostamenti ulteriormente estesi.
Il 24×36 digitale costituisce quindi un secondo formato che un tempo il 35mm non ricopriva.
Il formato Nikon FX permette quindi di rispondere ad esigenze di maggiore gamma da una parte a patto che l’utente non cada nell’equivoco risoluzione che riporterebbe nuovamente al punto di partenza, e maggiori risoluzioni (”sacrificando” la gamma) a patto di ben ponderare il rapporto risoluzione/formato. Il maggiore formato permette inoltre di ritornare a padroneggiare lo sfuocato del formato in esame ma anche questa costituisce specifica esigenza su formati diversi pareggiabile anche con l’introduzione di schemi ottici più luminosi.
La D3 apre quindi la strada alla scelta e le future nel rapporto prezzo/prestazioni permetteranno all’utenza di dettare le regole future del sistema.
Mi preme ricordare che, a differenza del passato, è l’utente a determinare le quote di mercato attraverso gli acquisti e quelle costituiscono l’orientamento di futura ingegnerizzazione che i produttori rispettano.
In altre parole, un tempo veniva progettato un prodotto da vendere.
Oggi viene prodotto ciò che l’utenza richiede ed un esempio tangibile possiamo trovarlo anche nell’obiettivo zoom Nikkor AF-S 14-24mm f/2.8G ED prodotto prima di uno schema ottico fisso proprio in risposta alle richieste.

Mattia: Come me tanti utenti Nikon sono in attesa della presentazione di un 35/1.4 AF, erede dell’ottimo 35/1.4 AIS, se ne sa qualcosa?

Giuseppe Maio: Come anticipato, avremo nell’immediato e prossimo futuro molte innovazioni tecnologiche da integrare sulle Reflex e le stesse andranno correlate da nuovi schemi ottici.
Non posso essere più preciso ma diversi schemi ottici saranno, di volta in volta, proposti in nuova veste.

Giuseppe Maio - Nital / Nikon ItaliaGiuseppe Maio, classe 1967, inizia a lavorare giovanissimo nel mondo dell’alta fedeltà, per poi passare al campo degli home computer, con l’avvento della prima informatica domestica. Approda quindi alla fotografia, come conseguenza di una irrefrenabile passione verso tutto ciò che è immagine e, soprattutto, creazione di essa.
Affascinato dall’immagine digitale in conseguenza alle pregresse esperienze informatiche, alla fine degli anni 80 diventa uno dei massimi esperti in fatto di trasmissione delle immagini…la prima vera immagine digitale; conseguenza logica di questa sua propensione, la sua incrollabile fede nel digital imaging, nata quando la maggior parte del mondo fotografico lo riteneva un estemporaneo fenomeno.
Giuseppe Maio è a pieno titolo uno dei pionieri della fotografia digitale italiana avendone seguito sin dalla nascita le tecniche di ripresa e gestione. Attualmente segue in qualità di supervisore tecnico la divisione D-SLR di Nital S.p.A. (Nikon Italia). Autore di diversi libri sull’argomento, è oggi uno dei massimi esperti di digital imaging.”

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