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La professione del fotografo, che passione!

10 Aprile 2008, articolo di Pietro Rocchetta Casadio 

Questo è il primo articolo di una rubrica in cui tenterò di dare lumi e rispondere anche a domande, se me le porrete (potrete farlo partendo da qui), su quella che è la realtà professionale della fotografia nei nostri tempi.
Sottolineo questa ultima dicitura “nei nostri tempi“, in quanto è molto cambiata la realtà professionale del fotografo e sta ancora cambiando.
In molti mi chiedono come si diventa fotografi professionisti, ma la realtà è molto differenziata e ben lontano da quello che in molti pensano.
Ad oggi diventarlo principalmente è o una scelta azzardata o un caso.

Mi spiego in entrambi i casi:

1) Una scelta azzardata nel senso che nessuno si può più permettere di decidere che il lavoro che vuol fare è quello del fotografo e basta, i compensi non sono più stratosferici o come dico spesso “quelli degli anni ‘80“. Quindi la gavetta è molto più lunga e soprattutto mal o per niente retribuita. Prima di decidere di buttarsi a capofitto in questo mestiere cercate di capire a cosa andate incontro; come che le spese sono tante e da farsi molto più spesso di una volta (vedi evoluzione continua e cambiamento continuo delle richieste dei clienti), i guadagni sono decisi sempre più spesso da una concorrenza autodistruttiva (ne parleremo in seguito) e, nelle aziende, da persone che vogliono tenere basso il valore generale della categoria, la vostra. Quindi prima di buttarvi ricordatevi che la creatività non riempie il conto in banca, non più, e che sarà una strada ripida.

2) Il caso, è una possibilità che riscontro spesso, almeno nelle generazioni attuali di fotografi, nel senso che molti ci sono arrivati per vie laterali, passando anche per lavori che non c’entravano con la professione, ma che messi nella situazione ne sono rimasti attratti o coinvolti fino a farne “il pane quotidiano”, ma queste sono situazioni limite su cui non mi dilungo in quanto viaggiano su strade che vanno avanti da sole.

Discutiamo allora su come valutare la scelta o meno di buttarsi nel mestiere.

Lungi da me l’intenzione di far passare la voglia di fare questo mestiere che tanto ha da dare e che tanto può permettere di esprimerci, ma è mio compito essere diretto e mettervelo davanti per quello che è: ci sarà da combattere, quasi mai contro i colleghi, anzi teneteli vicino e cercate di frequentarli spesso, ma contro realtà ben peggiori: tipografie, art director, uffici stampa, clienti irragionevoli, chi pensa di sapere tutto… Voi compresi!
I campi d’impiego sono tanti e per quel che mi è possibile prossimamente cercheremo di vagliarli ad uno ad uno, per capirne gli sbocchi e le problematiche professionali, mentre una volta ci si specializzava, ora ci si trova a espandere il proprio lavoro in vari campi, questo per essere più competitivi o per sopravvivere. Da ciò vi invito per prima cosa a cercare di capire in quali ambiti il vostro giro di affari si può indirizzare, ovvero se ci sono possibilità intorno a voi di mantenersi e/o di intraprendere la strada del professionismo.

Nota: i vostri ambiti di passione fotografica possono essere ben distanti da quello che vi si offre come lavoro, accettarlo o meno è una vostra scelta.
Come seconda cosa, prima di sparare a caso, imparate i tariffari e/o informatevi su di essi per cui vi consiglio di andare qui, un link utile della TAU VISUAL (una delle più prestigiose associazioni italiane di fotografi professionisti), questo eviterà a Voi di sottovalutarvi e di salvaguardare la categoria, e quindi il futuro di voi stessi, cosa più importante di quello che credete e ci sarà occasione di approfondire la questione.
Ancora, come in qualsiasi altro lavoro ci sono pro e contro, ma bisogna essere disponibili a convinverci, senza eccessi e senza diventarne uno schiavo volontario, ciò distruggerebbe ogni vostro buon intento e peggio devasterebbe la vostra creatività, rendendovi uno sterile lavoratore, cosa ben lontana da quello che volete raggiungere pensando al vostro futuro.

Molti fotografi nati per passione, ora per lavoro non hanno più quella passione, ma questo non significa che sarete tra i molti e ve lo auguro.

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