La foto che ti ha cambiato la vita
25 Marzo 2008, articolo di Roberta Recalcati
E’ possibile raccontare una fotografia a parole?
“Certo che lo si può fare ma bisogna conoscere il linguaggio e , soprattutto, essere sicuri che tutti gli interlocutori lo conoscano. Altrimenti ci si limita ad una banalissima e superficiale fase didascalica”.
E’ un fotografo, Massimo Spinolo, che ci da con questa risposta la prima chiave di accesso ad una modalità di interpretazione delle cose scritte con la luce.
Cercheremo il linguaggio. Cercheremo di farci capire.
Attraverso domande ed intuizioni parliamo di fotografie e di chi le guarda.
Vi chiedo di individuare (ovunque, dai maestri a flickr) la fotografia che ha per voi più cose da dire, quella che vi parla più in profondità, che riuscite a sentire più delle altre. Forse è merito suo se voi stessi fotografate, forse è per vendetta nei suoi confronti, forse l’amate, forse l’odiate.. trovatela.
Dovrete descrivere il suo contenuto, crudamente o appassionatamente, con le parole. La ragione della vostra scelta (dolce o amara) ed il linguaggio che la trascriverà ci terranno incollati allo schermo, trasportati in un viaggio che attraversa una parte di voi ed ha come meta una chiave di lettura dell’immagine presentata: la vostra chiave di lettura.
Raccontare un’immagine è possibile. Basta trovare il linguaggio.
Qualche spunto per approfondire ed un esempio:
Parla di fotografia e del suo linguaggio Richard Avedon, ritrattista dei volti del xx secolo. Dei volti che hanno prestato una faccia al secolo e di quelli che esistono solo grazie alle sue fotografie. Ritrattista che guarda al suo lavoro stabilendo un lucido paradosso: “Le mie fotografie parlano di me più che delle persone che fotografo”.
Attraverso le seguenti due affermazioni in apparente contrasto, Avedon ci porta al centro del nostro problema:
“Parlo attraverso le mie fotografie in maniera più intricata, più profonda che con le parole”, ed ancora “ Le mie fotografie non scavano al disotto della superficie. Non scavano al disotto di nulla. Sono letture della superficie. Ho grande fiducia nelle superfici”.
La profondità di solito sta sotto (molto sotto) la superficie. E la superficie è apparenza da superare. Siamo invece invitati a riconsiderare per l’immagine la distribuzione di cose in superficie e di cose in profondità. Quello che si cerca normalmente scavando, il messaggio dell’immagine, sta appoggiato su di essa. Non c’è il backstage, la storia vera dei protagonisti, il passato che li ha formati o il futuro che li attende, non c’è il prima nè il dopo: c’è quello che vedo nello spazio misurato di un fotogramma. Questa è la superficie da indagare, quella che da sola contiene tutto quello che c’è da cercare. Proprio rimanendo in superficie vi racconto la mia fotografia: R. Avedon, Ritratto a Marc Chagall, 1959.
Un uomo, a figura intera, in piedi. Accanto a lui, alla sua sinistra, gli arriva sì e no alla spalla, la Tour Eiffel. Nell’arco descritto dalle sue gambe, un omino. I tre elementi sono allineati sullo stesso piano. Come è possibile che un uomo, una torre ed un omino stiano in fila con queste proporzioni? Un uomo può essere più alto di una torre ed un altro così tanto più basso del primo? Uomo, torre, omino; grande, medio, piccolo. Un banale giochetto di prospettiva falsata. Oppure realtà. Realmente la scena vista da quel punto di ripresa (il punto in cui è posto il mirino del fotografo) si presenta in quel modo. E’ realtà. Francesi, ed omini del mondo che camminate sotto Chagall, siete certi che il vostro monumento nazionale sia la torre? E non l’uomo. Del resto, dal basso dove vi trovate non potete rendervi conto di quale dei due arrivi più in alto. Non è del tutto colpa vostra. Uomo, torre, omino: grande, medio, piccolo. Il fotografo fa al pittore il ritratto più pertinente. Pertinente con le parole dello stesso Chagall: “Tutto il nostro mondo interiore è realtà, forse anche più reale del mondo apparente”; “(…) chiamare fantasia ciò che appare illogico significa non capire la natura”.
Scrivete qui i vostri racconti sulla fotografia che vi ha cambiato la vita!
di Roberta Recalcati
(foto: Richard Avedon - Marc Chagall, Paris - 1959 - © The Richard Avedon Foundation )
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